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Il Borghese

La lenta strage dei lavoratori

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Gianni Messa aveva 58 anni, Gerardo Lovisi 45. Sono morti, ieri pomeriggio, soffocati dalle esalazioni di una cisterna che stavano ripulendo, in un’azienda vitivinicola delle Langhe. Un incidente quasi fotocopia di quello avvenuto pochi giorni fa in provincia di Pavia. Un attrezzo da recuperare, l’operaio che si cala nella cisterna, si sente male, il collega cerca di soccorrerlo e paga con la vita la sua generosità.

Un film già visto: quante volte? Le morti sul lavoro sono tornate a crescere, come un segnale che la ripartenza della macchina Paese è se non precipitosa di certo accelerata, le imprese devono riguadagnare il tempo perduto e a pagare sono sempre i lavoratori. Dove sono le cautele?

Dov’è l’attenzione del mondo politico su questa strage infinita? L’indignazione e le lacrime per Luana D’Orazio, la giovane mamma stritolata da un orditoio che era stato forse manomesso per accelerare il lavoro, dove sono? La strage si consuma ogni giorno nel nostro Paese: da inizio anno, la media è stata di due morti al giorno. Inaccettabile. Forse a qualcuno questo potrà sembrare poco, abituati come siamo stati da tempo a contarli a dozzine, a centinaia, migliaia ogni giorno, i decessi.

Per la pandemia abbiamo scomodato metafore belliche, che a qualcuno servono proprio per rendere in qualche modo non accettabile ma comprensibile – nel senso vero del termine, per comprendere l’enormità della situazione – il tutto, allora dobbiamo ricordare che anche in tempo di pace si muore. Si muore sul lavoro, si muore di lavoro e si muore per il lavoro che non c’è. Ma per queste vittime, a volte senza nome in brevi in cronaca, nessuno canta dai balconi spergiurando che «andrà tutto bene». Non va bene per niente.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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