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La leggenda del campione ragazzino fermato da un destino tragico e assurdo

Leonardo David, ridotto in stato vegetativo da un incidente

Quella di Leonardo David è la storia di un campione fermato dalla tragedia, condannato dal destino, un lampo di pura classe e talento che aveva saputo battere il grandissimo Ingmar Stenmark che si era spento in quella assurda caduta sul traguardo della discesa di Lake Placid, con la condanna a uno stato vegetativo durato anni. Una tragedia, una storia terribile che oggi rivivono in “Leonardo David – La leggenda del ragazzino campione” (Mursia, 16 euro) di Riccardo Crovetti che dopo aver raccontato in “Sulle tracce dell’angelo bianco” la storia di Paolo e Zeno Colò, questa volta narra l’affascinante storia del valdostano Leo David.

Dai primi passi sugli sci nel suo paese natale di Gressoney, ispirato e guidato dal padre Davide ex campione di sci, passando per gli esordi nelle gare regionali tra le file dello Sci Club Gressoney Monte Rosa e del Comitato valdostano fino al suo ingresso precoce nelle file azzurre. I rapporti che Leo ha con i suoi amici e compagni di squadra, fra cui Wanda Bieler, Ninna Quario, Walter Stevenin e Piera Macchi. Gustav Thoeni, Piero Gros e Peter Mally in seguito.

Leo è un atleta particolare, seppur così giovane: il suo stile è qualcosa di moderno, di inedito per l’epoca. Si legge nel libro che «preferirebbe saltare» anziché perdere», perché la sua è la mentalità del vincente. È freddo alla partenza di ogni gara, dietro i suoi occhi sfila il tracciato percorso e ripercorso a mente, la coordinazione è eleganza, gli sci vanno leggeri, accennando un parallelismo così inconsueto e così vincente. Ma il destino, purtroppo, non ha pietà per i vincenti che vogliono sfidarlo. E così, il ragazzo che avrebbe preferito saltare che arrivare secondo, si ritrova immobile, perduto, imprigionato in un corpo che ormai non risponde più.

Il racconto intenso è accompagnato da una bellissima selezione fotografica, rigorosamente in bianco e nero e per lo più inedita, a cui hanno partecipato con entusiasmo amici, compagni e allenatori ma che in buona parte proviene dall’archivio della famiglia David, che in tutti questi anni ha custodito con amore anche una vastissima raccolta di articoli dedicati al figlio su cui Riccardo Crovetti ha potuto lavorare. Una testimonianza struggente anche per chi non segue lo sci e non ha visto scendere Leo.

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