Andrea Agnelli (Depositphotos)
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La Juve pensa solo ai soldi

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Niente derby e niente partite di calcio nel weekend. Meno match da vedere, meno presenza negli hotel torinesi (è un dato di fatto: le partite di Champions della Juve attirano turisti), meno soldi per la città e per lo sport minore. Ecco, questo sarebbe lo scenario se la Juventus andasse a giocare questo suo supercampionato dei ricchi (che poi: non superi il turno contro il Porto e vai a gareggiare costantemente contro Real e Barcellona? Allora, l’obiettivo sportivo davvero conta poco) e le federazioni riuscissero a mantenere le promesse e portare fino in fondo le loro minacce, escludendo i club fondatori della SuperLega dalle competizioni Uefa e dai campionati nazionali (e persino i giocatori tesserati dalle loro nazionali). Quello della Juve è un autentico schiaffo a Torino (è vero che il club bianconero rende alla città, ma è anche vero che per costruire il suo stadio e annessi e connessi ha goduto di condizioni economiche e politiche mai viste), non soltanto ai suoi tifosi-consumatori. Il fatto è che, al netto delle rinunce di Bayern Monaco e del Paris Saint Germain, le fondatrici della Superlega europea di calcio sono le squadre più ricche d’Europa. E per esserlo ancora di più, e sopravvivere ai loro stessi debiti, stanno provando a giocare una partita scorretta e pericolosa: il calcio è business e per ottenerlo al diavolo il merito sportivo e la passione dei tifosi di casa, meglio andarsi a prendere nuovi spettatori in tutto il mondo e poi giocare con la finanza. Tanto per intenderci, ieri il titolo Juve in Borsa ha segnato un +17,8% alla sola notizia della nuova competizione. Una competizione che dietro il finanziamento della banca americana JP Morgan vedrebbe gli interessi di Amazon (che vuole trasmettere il calcio) e della società proprietaria di Sky, che di recente ha perso i diritti della Serie A. La torta è ricca e i grandi club vorrebbero spartirsela in pochi, a differenza di quanto accade in Champions, che se la vinci vale un centinaio di milioni di euro: qui, solo per giocare, si parla di cifre tra 150 e 300 milioni di euro. Garantiti sempre: i rovesci sportivi non diventeranno economici. Chiedere in casa Juve, per esempio, che dovrà far quadrare un bilancio in cui si mantiene Ronaldo e una rosa che vale mezzo miliardo di euro, a fronte delle perdite per l’eliminazione precoce e anche per l’assenza di pubblico a causa del Covid. Il Manchester United è forse la squadra più ricca del mondo, che tra marketing e merchandising guadagna di più, ma non vince la Champions da tempo e ha un debito mostruoso. I cugini del City, finanziati dagli emiri, sono già incappati nei guai del fair play finanziario. L’Arsenal spende male e non vince da tempo. Il Barcellona vince anche spesso, ma per tenersi Messi e altri ha raggiunto un indebitamento di un miliardo di euro. Il presidente di tutto, Florentino Perez del Real, vuole rifare lo stadio e ingaggiare nuovi campioni (la poltrona si conquista per elezioni da quelle parti) e anche acquisire Autostrade per l’Italia. L’Inter cinese sta per vincere lo scudetto, ma è in arretrato con gli stipendi. Ma tutto questo vale la perdita del diritto di disputare le altre coppe europee o persino, se la minaccia fosse praticabile, il proprio campionato nazionale? A parte il fatto che, considerando le Top Six inglesi (di nome, perché le proprietà sono tutte straniere da un bel pezzo), solo un folle le escluderebbe dalla Premier, che privata di quelle squadre non sarebbe più così appetibile e così redditizia. Ma in Italia, cosa accadrebbe? Qualcuno pagherebbe i diritti per una Serie A (già mediocre di suo e da riformare, senza dubbio) senza la Juve e le milanesi? E quanti tifosi sceglieranno di rompere il giocattolo e disdire gli abbonamenti alla tv satellitare? Nei decenni passati si diceva che Agnelli metteva in cassa gli operai per pagare i campioni, oggi che è tutto finanza e mercato non si può ignorare che Exor degli Elkann-Agnelli è, oltre che di Stellantis, l’azionista di riferimento della Juventus. E, a differenza di Inter e Milan e al netto delle sedi legali all’estero, le origini e il cuore, almeno a parole, dovrebbero essere ancora qui.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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