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UN’ALTRA BATOSTA

La Juve non sa vincere. Il gol di Zapata affossa i bianconeri di Allegri

Sesta sconfitta stagionale per i bianconeri, in piena crisi di gioco

Allo Stadium festeggia l’Atalanta, Gasperini batte Allegri per la prima volta ed espugna lo stadio bianconero grazie alla rete di Zapata. Per la Juventus sono fischi assordanti e cori a tirare fuori gli attributi. Gli orobici vincono così lo scontro diretto per il quarto posto, consolidando la propria posizione e cacciando la Vecchia Signora a 7 punti di distanza. E, come se non bastasse, alla Continassa bisognerà valutare le condizioni di Chiesa e McKennie, usciti per infortunio durante la gara. Per stare vicino a squadra e dirigenza dopo l’inchiesta sulle plusvalenze, John Elkann è presente allo Stadium, seduto al fianco del cugino Andrea, e del vice-presidente, Nedved. In campo, invece, Allegri sceglie di cambiare pochi interpreti rispetto a Londra. Gioca Dybala dall’inizio ed è l’unico cambio. Il primo quarto d’ora è di studio, poi la Juve cresce: Dybala accende lo Stadium con una serpentina nello stretto ma calcia centrale, Chiesa lanciato a rete viene fermato al momento del tiro da un provvidenziale Toloi. I bianconeri sono tutti qui, l’Atalanta non soffre più di tanto e quando può colpisce. Come al 28°, con il vantaggio che arriva alla prima vera occasione: Morata perde palla in uscita, De Ligt si attarda a salire e tiene in gioco Zapata, il quale lanciato da Djimsiti è freddo nel battere Szczesny con un potente destro. Gli uomini di Allegri non reagiscono. Per la ripresa non rientra Chiesa, fermato da un fastidio fisico, e i problemi in casa bianconera proseguono al 64’: McKennie si ferma ed entra Kean. I bianconeri ci provano più con i nervi che con il gioco. L’occasione più grande è di Dybala: da punizione, al quarto dei sei minuti di recupero, la Joya supera la barriera ma colpisce la traversa. Lo 0-1 con l’Atalanta rappresenta la 5ª sconfitta in 14 giornate, è il terzo tonfo casalingo in 7 gare. «C’è un po’ di ansia – ha detto Allegri -, di fretta, quando non segni c’è preoccupazione. L’unica cosa è continuare a lavorare. Cercare di vincere una partita e poi continuare». «È un momento in cui le cose non vanno bene e non segniamo – ha concluso -. Ai ragazzi non si può dire nulla».

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