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Il Borghese
L’ANALISI

La guerra tra le baby gang torinesi: dalle faide sui social alle pistolettate

Dalle storie su Instagram alle spedizioni punitive: 17 indagati per una maxi rissa con 130 persone

Pugnali modello Rambo tatuati sugli avambracci, come le pistole. Lame disegnate e altre vere, affilate come rasoi. Manganelli telescopici a “coda di topo”, tirapugni mostrati con orgoglio alle telecamere dei telefoni cellulari. E ancora, lampeggianti e luci blu, risse filmate ai giardinetti. Con i passamontagna o i cappucci delle felpe calati sugli occhi. Un “ferro” che fa fuoco in strada. Si spera a salve. C’è tutto questo, e molto di più, nelle “storie” su Instagram delle baby gang torinesi. E quella che si svela, spulciando i social se si conoscono un paio di parole chiave, è una Torino in cui ardono braci che dall’altra parte delle Alpi, sono diventate fiamme. Mescolando il fuoco delle molotov con i lacrimogeni, nel buio freddo delle banlieue di Parigi. In Francia, con le gang giovanili, fanno i conti da molto tempo. Già 20 anni fa, registi come Kassovitz, raccontavano la rabbia delle periferie.

“L’odio” si chiamava quel film in bianco e nero del 1995 che vinse la Palma d’Oro a Cannes. E odio è quello che si respira oggi passeggiando sulle nostre strade. Non soltanto in periferia. Ma anche nel cuore di Torino, dove si sono consumate un fiume di aggressioni e rapine, finite nei faldoni di inchiesta della Procura dei minori. Ed è qui, negli uffici dei magistrati coordinati dal procuratore Emma Avezzù che confluiscono tutte le storie (vere) di violenza- e disperazione – giovanile. Con alcune indagini che dimostrano come anche Torino, ormai, abbia le sue banlieue e le sue bande. Sempre più sovente armate. Di bastoni e coltelli, come è successo a Pinerolo, dove una spedizione punitiva partita dal capoluogo si è conclusa con un giovane massacrato ai giardinetti della stazione.

Ma anche di pistole vere, come quella che martedì ha fatto fatto fuoco quattro volte a Mirafiori. Era l’ora di cena, un ragazzo africano è stato gambizzato da una gang di quattro giovani. Per questioni di droga, forse. O per uno sgarro di quelli che, in certi ambienti, si lavano con il sangue. Tre giorno dopo, non molto lontano, nelle case popolari di via Dina, altri spari e un altro ragazzo, un italiano di 21 anni, con una gamba squarciata da un proiettile. Se finirà qui, se il piombo basterà a chiudere le questioni, qualsiasi fossero, nessuno è in grado di dirlo. Ma la vendetta, sanno bene gli inquirenti che si occupano di bande giovanili, è quasi sempre scontata. E le conseguenze possono essere imprevedibili.

Uno dei fascicoli aperti in Procura sulle babygang è quello del regolamento di conti in programma il 15 gennaio scorso a Nichelino. Con 130 ragazzi divisi in due fazioni pronti a scontrarsi con bastoni, cocci di vetro, bottiglie. Il gruppo più numeroso era partito da Barriera, in bus. Chi l’aveva incontrato aveva capito le intenzioni e una serie di telefonate allarmate al 112 aveva fatto arrivare il battaglione dei carabinieri, intervenuti giusto in tempo, mentre gli scontri cominciavano, per disperdere i facinorosi. Una sessantina erano stati fermati e identificati. Ma poi è girata voce di un nuovo appuntamento nei giorni successivi. E la Procura è dovuta intervenire, con uno sforzo enorme. Disponendo audizioni e interrogatori “a tappeto” di tantissimi minori, ragazze e ragazzi, in qualche modo coinvolti o a conoscenza dei fatti. Un’attività di indagine che ha portato all’iscrizione sul registro di 17 nomi, ma soprattutto di prevenzione. Che pare aver funzionato, almeno nello scontro tra Barriera e Nichelino. Le braci sotto le ceneri , però, continuano a covare. E i fuochi si accendono fra altre fazioni. Torino contro Pinerolo. Italiani contro africani a Mirafiori. Ma anche Torino contro Milano. Si dice per lo spaccio.

Con le bande della città della Madonnina agguerritissime e molto violente. Sfidate dalle nostre, che pure si difendono bene e ogni tanto vanno in trasferta là, come lo scorso Capodanno, quando un gruppo di giovani della Barca finì nei guai con l’accusa di aver abusato di alcune ragazze durante i festeggiamenti. La sfida, per ora, si consuma sotto traccia. Sui social trapela qualche timido accenno negli scontri (verbali) tra esponenti della musica trap. Ma che qualcosa (di estremamente pericoloso) stia bollendo in pentola pare chiaro. Anche a chi conosce il Ferrante Aporti, dove da Milano erano arrivati nuovi ospiti, poi trasferiti dopo le ultime, violentissime rivolte. Di baby, in tutto questo, c’è davvero poco. I ragazzi delle gang si comportano come criminali veri. Spavaldi, feroci, come quelli che a Casale hanno ucciso per un paio di occhiali. Armati fino ai denti.

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