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Buonanotte

La guerra della cinghia

Oggi è la giornata nazionale di prevenzione contro lo spreco alimentare. E mi fa ridere che nella catena di agriturismi Terranostra sia celebrata con la proposta di antichi piatti nati per riciclare il pane raffermo, come se fosse quello il solo nostro spreco. Invece sprechiamo già nei campi, dove la nostra domanda di prodotti grandi e belli fa scartare tonnellate di frutta buona, ma piccola o brutta.

Siamo viziati, e pretendiamo la gelateria millegusti, cioè scaffali con vastissima scelta di prodotti alimentari, anche esotici o fuori stagione, buona parte dei quali scade e viene buttata. Sprechiamo 10 miliardi di cibo all’anno, dei quali 6,5 nel domestico, 3 nella distribuzione e 0,5 nella produzione. Troppo. Solo da pochi anni meritevoli Onlus in accordo con catene come la Coop hanno iniziato a ritirare il cibo in scadenza, per distribuirlo a mense sociali, centri pacchi alimentari ecc.

Sotto Covid la Caritas ha fatto miracoli, ma poi vedi in Tv un’obesa giovane che dalla sua casa elegante si lagna che la Caritas di Bra le ha dato formaggi, pasta, zucchero e marmellate scadute. Eccallà, la generazione solo diritti e niente doveri. Io, prima di togliere cibo ai veri poveri mi renderei povero sul serio, cioè venderei mobili, quadri, vestiti, tutto quel che ho. Ma io non conto. Dico solo che la scadenza, per certi alimenti, è solo un’indicazione di massima, pretesa dai burocrati.

Chieda un po’, la cicciona, quanta pasta con le camole, quante micche muffite, quante bucce di patata hanno fatto felici, in tempo di guerra, i fortunati che le trovavano! Dice: ma non siamo più in guerra. Sì, contro nemici tradizionali. Ma contro la recessione lo saremo presto, con gente come lei.

collino@cronacaqui.it

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