regina rossa
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TRILOGIA

La geniale Antonia Scott e l’ispettore confuso Jon sono la “Regina Rossa”

L’opera di Juan Gomez-Jurado vendutissima in Spagna

Antonia Scott è forse la persona più intelligente su tutto il pianeta. Dedica al pensiero del suo suicidio tre minuti al giorno, seduta nel suo appartamento vuoto, non di più non di meno, perché è ciò che paradossalmente la tiene in vita, tranquillizza il suo poderoso intelletto e la mantiene al riparo dalle sollecitazioni esterne, da un mondo in cui lei è praticamente obbligata a comprendere e vedere tutto. E la solleva anche dal dolore.

Jon Gutiérrez, invece, è un ispettore di polizia a Bilbado: ha passato i quaranta e vive ancora con la mamma, forse perché colleziona troppe storie d’amore, con immancabile struggimento, dedizione totale, sogni rosa, ma poi nessuno è mai l’uomo giusto. Per di più, Jon si è messo clamorosamente nei guai nel tentativo di incastrare un pappone per salvare una prostituta, peccato che sia stata proprio lei a salvare il suo aguzzino e inguaiare l’ispettore.

Ecco, una coppia del genere ha abbastanza elementi per diventare l’ideale protagonista di un thriller un po’ fuori dagli schemi e un po’ affondato in pieno nei canoni più classici.

“Regina rossa” (Fazi, 18 euro, tradizione di Elisa Tramontin) del giornalista spagnolo Juan Gomez-Jurado è il primo capitolo di una trilogia che ha già scalato classifiche di vendita e accumulato traduzioni a livello mondiale e via dicendo.

Thriller fuori dagli schemi, si diceva, perché Antonia Scott non è una poliziotta né una criminologa e neppure, per fortuna, una investigatrice dilettante (grande foglia di fico di molti autori del genere che cercano l’originalità e fanno massa). Antonia ha sicuramente risolto più casi di quanto sarebbe immaginabile. Ma ha un’ombra alle spalle e sul cuore.

Ed ecco che qui rientriamo in pieno nel canone: come il fare coppia con lo sbirro buono ma casinista, elegante ma fuori forma – «non che sia grasso, eh» -, sarcastico il giusto, ma soprattutto impossibilitato a dire di no a questa collaborazione perché l’organizzazione dietro ad Antonia (benvenuta Regina rossa) ha potere e capacità di persuasione.

Per i due investigatori, il caso è doppio, come doppio se non triplo è il livello della sofisticata narrazione di Gomez-Jurado: si parte da un ragazzo trovato cadavere, in una oscena rappresentazione a tema religioso, nella villetta dei suoi potenti genitori (lei è la presidentessa della più grande banca del Paese), nel complesso più lussuoso e blindato di tutta Madrid, se non di tutta la Spagna. La stessa notte, anche Carla Ortiz, figlia di uno dei più ricchi imprenditori del mondo, è scomparsa, rapita da un uomo che ha ucciso il suo autista e la sua cavalla da competizione, per rinchiuderla in una stanza buia, dove Carla soggiacerà a una tortura psicologica alimentata dalla voce del rapitore ma anche di una donna, un’altra prigioniera, al di là del muro.

Il rapitore si è presentato come Ezequiel alle due famiglie, ponendo condizioni particolari e inaccettabili per un riscatto, condizioni che si riassumono nel fatto che «i figli non devono pagare le colpe dei padri».

Narrazione sofisticata e al tempo steso filmica, dove le digressioni non sono mai superflua tantomeno fini a loro stesse: belli e suggestivi i disegni in bianco e nero che introducono tre parti del romanzo, condotto sempre sul filo di una narrazione colloquiale e intensa, dove gli ammiccamenti dell’autore al pubblico sembrano essere la materializzazione dei pensieri e del non detto del personaggio in scena in quel momento.

Juan Gomez-Jurado, nella nota finale, supplica i recensori, i blogger persino i lettori che vogliano condividere l’esperienza di lettura sui social di non svelare il finale, manco accennarlo, evitare spoiler. Possiamo però dire che, al termine del libro, c’è la piccola chicca di un test, basato sui quesiti Mensa e sui temi del libro, dove basta inquadrare un QRCode per sfidare Antonia Scott.

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