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Cronaca
IL FATTO

La fine di un clochard: dorme sulla panchina e muore per il freddo

Trovato cadavere ieri mattina in corso Rosselli

«Paul era una brava persona, non si meritava una fine così», dice commosso Marco Barra, titolare di una tabaccheria di corso Rosselli: ricorda così il clochard di origini romene che negli ultimi mesi dormiva sulla panchina di fronte al suo negozio. Ieri mattina è stato trovato privo di vita dai carabinieri, dopo l’allarme lanciato dai passanti, stroncato da un arresto cardiaco, con ogni probabilità causato dalle rigide temperature della notte che hanno raggiunto i quattro gradi sotto lo zero. In tasca e nel carrello dove conservava le sue cianfrusaglie non sono stati trovati documenti e al momento l’uomo non è ancora stato identificato con certezza.

«Qui nel quartiere lo abbiamo sempre chiamato Paul, ma nessuno ha mai conosciuto la sua vera identità – precisa il tabaccaio -. Sapevamo che arrivava dalla Romania e lo vedevamo qui in giro da un paio di anni. Prima si spostava, mentre negli ultimi tempi restava sempre e solo su quella panchina dove è stato trovato il suo cadavere. Ricordo che quest’estate abbiamo fatto una lunga chiacchierata, mi aveva confidato di aver perso il lavoro, ma era un uomo estremamente orgoglioso. Nel mio negozio ha sempre preteso di pagare tutto ed era restio ad accettare aiuti. Era molto religioso, una persona profonda, ma non ho mai capito come fosse finito a dormire per strada». Nelle ultime settimane le sue condizioni erano peggiorate: «Aveva avuto un crollo, anche psicologico. Un giorno è entrato nella mia tabaccheria, dicendo “sono congelato”. Poi però è voluto tornare sulla sua panchina». Adesso lì, dove è stato trovato, ci sono vasetti di primule e una rosa, lasciati dai residenti e dai commercianti della zona per ricordare Paul, ucciso dal freddo, «nella speranza che possa finalmente aver trovato la sua pace». Paul, spiegano i residenti, mandava via i volontari e chi gli proponeva una sistemazione diversa. «Aveva una borraccia che si faceva riempire di acqua calda, credo si scaldasse così – racconta il titolare di un bar lì vicino -. Non era uno che dava fastidio, anzi, non chiedeva niente. Noi gli davamo quel che rimaneva alla chiusura, ogni tanto i clienti gli portavano il caffè. Anche ieri mattina due signori sono venuti a prendere un tè e un caffè da portare a Paolo.

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