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Il Borghese

La ferita si rimargina

Anche i tedeschi vanno in galera. Segno che nella tragedia della Thyssenkrupp non c’è solo lutto e dolore per la terribile morte di sette operai, ma anche quel po’ di giustizia che madri, mogli e orfani chiedevano da più di dieci anni. Una ferita che si rimargina, dice l’ex pm Raffaele Guariniello che in quell’inchiesta ha creduto e combattuto fino alla fine, mettendo alla berlina le mancanze gravi dei manager che stavano smobilitando lo stabilimento di Torino. Una ferita che si rimargina e un cerchio che si chiude sotto il profilo giudiziario ma lascia aperti troppi interrogativi sulla sicurezza nel lavoro. Thyssenkrupp ci ha precipitati nell’orrore collettivo mettendoci di fronte alle immagini crude del fuoco, dell’olio bollente e della cenere. I colori della morte. Eppure nelle fabbriche e nei cantieri si continua a morire, meno platealmente forse, ma con numeri che raccontano una strage quotidiana.

Ed è a quelle morti invisibili che deve correre il nostro pensiero oggi che la giustizia sta per compiersi con l’arresto dei due super manager nella Germania in cui erano rifugiati subito dopo la sentenza di condanna in cassazione. Ed è alle fabbriche che stanno chiudendo che dobbiamo pensare per dare un senso al sacrificio di quei sette ragazzi. Perché il conto non si può saldare solo con le sentenze e le manette. Tutti devono imparare dalla terribile lezione della Thyssenkrupp, che si declina tristemente in tante altre realtà. Serve prevenzione, e serve una politica del lavoro che consideri la vita il vero capitale su cui investire per il futuro.

fossati@cronacaqui.it

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