La favola ora c’è. Serve il lieto fine

Una manifestazione dei dipendenti Embraco

Di questi tempi in cui le imprese soffrono crisi, disoccupazione e persino fallimenti, una buona notizia scalda il cuore. E quando da due realtà disastrate può nascere addirittura un polo industriale a livello europeo allora, accidenti, la notizia diventa straordinaria. Capita così che l’ex Embraco abbandonata al proprio destino dopo la delocalizzazione della Whirlpool, poi passata in mani rapaci con la Ventures che avrebbe dovuto produrre biciclette o robot e l’ha ridotta al fallimento insieme ai suoi 407 dipendenti, trovi in un’altra azienda in crisi in quel del Veneto la spalla con cui riscattare il passato. Sembrerebbe una favola, se mai qualcuno decidesse di raccontare un matrimonio tra torni, ingranaggi e motori elettrici. Specie se, scavando nel passato tra l’ex Embraco e la Acc di Mel, in provincia di Belluno, potesse ricordare un episodio di solidarietà tra imprese, dopo la tragedia del Vajont. Allora furono i torinesi a correre in soccorso dell’azienda per costruire lo stabilimento, ora pare che i veneti ricambino la cortesia. In realtà si tratta di un progetto dove lo Stato investirà risorse (10 milioni) su un piano industriale che vale cinque volte tanto. Con l’obiettivo di triplicare il capitale entro il 2025. In soldoni le due aziende si fonderanno in Italcomp, il marchio che vuole rilanciare la componentistica per elettrodomestici sfruttando le esperienze fatte con colossi del settore quali Whirlpool, Elettrolux e Bosch, suddividendo produzione e management sui propri territori. Ci vorranno un paio d’anni per andare a regime e ai lavoratori toccherà vivere con la cassa integrazione, che non è cosa facile. Ma le battaglie di questi ultimi anni trovano finalmente una soluzione. Il progetto pare solido e la volontà di sostenerlo da parte delle istituzioni non è campata in aria. Però una favola, per essere davvero tale, deve avere un lieto fine.

fossati@cronacaqui.it

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