Nespolo
Il Borghese

La durezza necessaria

Ugo Nespolo ha ragione. Forse bisogna davvero imparare a essere più cattivi con se stessi. Vale per gli artisti che, senza autocritica, non possono migliorarsi, vale nelle professioni, vale anche per le città. E per Torino. Che un certo provincialismo l’ha sempre accusato e, a detta del maestro, lo manifesta ancora di più nel momento in cui vuole provare a imporsi come una realtà internazionale.

Intendiamoci: Torino gode senza dubbio di buona stampa a livello internazionale e i turisti arrivano, per carità. Ma (solitamente nel contrasto con Milano) quando si comincia a lamentare il mancato riconoscimento di questa dimensione, quando come dice Nespolo si crede di essere al centro della scena, allora davvero sa tanto di piagnisteo, di lamento nello stile «sono tutti brutti e cattivi e non mi capiscono».

Vittimismo allo stato puro, insomma, quando invece converrebbe rimboccarsi le maniche. Ma da dove si comincia? Ugo Nespolo auspica che la città, la società cominci (ricominci) ad ascoltare gli intellettuali, gli artisti, i professionisti, quelli che «sanno di cosa si parla» e «chi la cultura la fa per davvero».

Parole, quelle pronunciate nell’intervista che pubblichiamo, che possono suonare dure, ma in cui io invece scorgo solo l’amore per la propria città. E per amore si può dire anche ciò che fa più soffrire, con cruda durezza, perché fa meno male di una bugia, di un autoinganno, di un’autoassoluzione.

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