franca fagioli
Esteri
MISSIONE UMANITARIA IN ROMANIA

La dottoressa Fagioli: “Non avevo mai visto un dramma simile. I bimbi da accogliere sono diventati nove”

“In tanti anni di lavoro non ho mai visto una situazione simile. Le prime famiglie che abbiamo ricevuto sono arrivate con nulla: sacchetti di plastica con dentro pochi effetti personal”. La direttrice dell’Oncoematologia pediatrica del Regina Margherita, Franca Fagioli, trattiene a stento l’emozione prima della partenza per la seconda missione umanitaria organizzata insieme con la Regione Piemonte per salvare altri piccoli pazienti in fuga dalle bombe che stanno devastando anche gli ospedali dell’Ucraina.

Studiate le cartelle cliniche, sa già cosa aspetta la sua equipe di medici e infermieri. Ma è all’arrivo che farà un’altra scoperta. I bimbi da ricoverare sono tre in più dei sei previsti fino al giorno prima. “Questo testimonia di quanto sia forte la pressione sugli ospedali dell’Ucraina. Già in aereo medici e infermieri saranno pronti a fornire assistenza immediata: anestesisti, oncologici, infermieri pediatrici. Abbiamo farmaci di prima necessità e strumentazione per rianimare i pazienti in volo. Cercheremo di fare un rapido ritorno in ospedale”.

Dottoressa Fagioli, cosa si aspetta da questa seconda missione?
“L’assistenza è molto complessa perché il primo passo quando arriveremo in ospedale sarà quello di valutare le condizioni generali dei bimbi e capire a che punto sono per quanto riguarda l’iter terapeutico. Avremo qualche giorno di tempo per stabilire esattamente da che tipo di malattie sono affetti, poi riprenderemo le terapie”.

Come funzioneranno l’accoglienza e il ricovero?
“Il meccanismo d’assistenza è globale, non solo medico-infermieristico. C’è una presa in carico dal punto di vista psicologico, anche grazie alle mediatrici culturali. Sarà più complesso rispetto ai nostri bambini, oltre a curare e ad elaborare il significato della malattia tumorale bisogna affrontare la guerra e le ferite che la guerra ha provocato in questi bambini e in queste mamme che lasciano la loro famiglie in Ucraina: avremo un lavoro molto complesso da fare”.

Vi occuperete anche delle famiglie, come?
“Dobbiamo trovare una sistemazione a queste famiglie, con un’assistenza a domicilio. Stiamo lavorando con casa Ugi, sermig, casa oz, assieme a reale mutua e compagnia di San Paolo”.

Cosa l’ha impressionata di più?
“Una situazione del genere, anche dal punto di vista sanitario, mai vista prima. Molti bambini hanno fatto chemioterapia in vene periferiche, non erano abituati a essere sedati per procedure dolorose: non eravamo pronti a questo”.

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