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Cronaca
LA STORIA Giulia Cordaro ripercorre l’incubo che ha vissuto

La denuncia della miss: «Stuprata dal medico, racconto per aiutare»

La 25enne di Borgaro decide di rendere pubblica la sua vicenda: «Così cerco di spronare altre ragazze»

«Un medico mi ha violentata. Adesso lui è stato condannato e io voglio raccontare la mia storia: lo faccio per aiutare anche solo un’altra ragazza a denunciare». Giulia Cordaro ha deciso di non nascondere più la sua sofferenza dietro un sorriso. Come quello che sfoggia davanti ai fotografi che la immortalano in tutta la sua bellezza, come Miss Piemonte e come finalista di Miss Italia 2022 (grazie al sostegno dell’agente Mirella Rocca). Ruoli che ora la 25enne di Borgaro ha deciso di “usare” come megafono per spronare altre donne a denunciare violenze, stupri e abusi. Lo ha gridato attraverso un video su Instagram «perché è l’unico modo per fermare queste persone».

Poi, in un’intervista con Cronacaqui, ripercorre quello che ha vissuto: «Ero andata da uno specialista di Torino per risolvere un problema che avevo. Non entro nel merito, posso solo dire che non era né il mio medico di base né il ginecologo». Giulia e il dottore si sono visti più volte prima di quel giorno di inizio 2021: «A un certo punto mi ha detto di spogliarmi e poi mi ha violentata. Io sono uscita di lì e ho raccontato tutto, prima alla mia migliore amica e poi a mia madre. Infine mi sono rivolta a un avvocato». Subito dopo è iniziata la trafila giudiziaria che, come riferisce la miss, si è già conclusa con la condanna del medico: «Ha scelto di non fare ricorso».

Di conseguenza, Cordaro ha deciso di uscire allo scoperto. E non in un giorno qualsiasi, ma proprio nella Giornata contro la violenza sulle donne: «Sin dall’inizio mi ero ripromessa che avrei raccontato tutto ad amici, conoscenti e alle persone che mi seguono sui social: finora solo i più intimi erano informati. Adesso voglio testimoniare e aiutare anche solo una persona che ha subito una violenza come la mia. Bisogna tirar fuori tutto, sfogarsi e uscire dal “buco nero” in cui si viene trascinati: tanti non ci riescono, pensano di avere delle colpe o vogliono proteggere i loro aggressori».

Anche a lei è successo così: «Mi sono chiesta se avessi fatto qualcosa io. Ma davo del lei a quel medico, che nelle visite precedenti non mi aveva fatto intendere nulla. Nè io l’ho “provocato” in qualche modo: era inverno, sono arrivata nello studio con jeans e maglione a collo alto». Eppure il medico non si è fermato: «Per me è stato un fulmine a ciel sereno, un incubo da cui sto ancora tentando di uscire: devo ringraziare i professionisti a cui mi sono rivolta. Ma probabilmente non supererò mai il trauma: di recente ho avuto un attacco di panico per un vestito troppo stretto che non riuscivo a togliere. Mi ha ricordato la stretta di quell’uomo, è una sensazione soffocante».

Ora si è tolta un peso: «Sì, ma ribadisco che bisogna educare. Anche a chi riceve queste notizie: tanti, sui social, mi hanno giudicato o mi hanno chiesto perché mi sono spogliata. Ma è difficile spiegare cosa succede in quei frangenti. Altri mi hanno chiesto perché non ho fatto menare l’aggres – sore: io non ci ho mai pensato perché non risponde alla violenza con altra violenza. La risposta è denunciare».

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