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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La Democrazia va difesa

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«Nessun fondamentale diritto democratico può darsi per acquisito una volta per tutte, ma è necessario continuare a vigilare sempre nel suo effettivo rispetto». Ossia, non diamo per scontata la nostra o altrui libertà (in ogni sua forma) e vigiliamo sempre perché ovunque questo diritto sia rispettato. A pronunciare queste parole sono gli avvocati torinesi che hanno scritto a prefetto e ministra dell’Interno per quanto accaduto al Cpr, o ex Cie, ex Cpt, insomma la struttura di corso Brunelleschi. Dove un giovane di 23 anni, Musa Balde, è morto impiccato. Era senza documenti e quindi si è ritrovato lì per avere avuto il torto di farsi picchiare da tre “buone persone”. Perché loro erano fuori e lui era in un luogo da cui non poteva uscire? Perché nessuno, nei fatti, come hanno denunciato alcuni esponenti politici, tra cui il consigliere regionale Marco Grimaldi, di Luv, conosceva la sua storia? Persino il peggiore dei criminali, quando arriva in carcere, ha documenti che spiegano per filo e per segno la sua storia e il motivo per cui è lì. Musa, no, evidentemente. La vittima era in quello che a lui pareva, a ragione, un carcere. Sarebbe stato espulso: ma perché? Non avrebbe almeno dovuto testimoniare contro i suoi assalitori? Gli avvocati, non solo i suoi, invocano indagini su questo fatto e la realtà del Cpr di Torino, una struttura nata disgraziata e la cui utilità (se mai c’è stata) è superata dalle sue deficienze e sarebbe quindi meglio chiuderla senza esitare. La realtà, su cui gli avvocati ci fanno riflettere, è che chi è in una struttura dello Stato, Cpr o carcere o caserma, è sotto la tutela e la responsabilità dello Stato. Tutti noi. Non voltiamo la testa: non sappiamo se un giorno saremo dal parte sbagliata di un diritto…

andrea.monticone@cronacaqui.it

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