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LA NOVITA’

La covata di Jackie Polzin ci racconta dolore e voglia di essere senza memoria…

“Quattro galline”, una maternità mancata, i cambiamenti

Le galline non hanno memoria. E non hanno la concezione del futuro. E così chi racconta – di loro, del pollaio sporco, dei mangimi -, ugualmente può non avere memoria, tanto che non ne conosciamo il nome, e probabilmente neppure un futuro, o almeno non senza quelle galline. Ché, nella realtà, un frammento di memoria c’è, dolorosa, che imprigiona: poterne fare a meno, forse, è il desiderio di avere quel fondo di follia – unica cosa nel buio luccicante dell’occhio delle galline.

Che romanzo è “Quattro galline” (Einaudi, 17 euro, traduzione di Letizia Sacchini) dell’americana Jackie Polzin? Per Nicola Lagioia, direttore del Salone del libro, «è un romanzo commovente e spiritoso, lieve e struggente, un libro sull’assenza, sulla nostra continua lotta contro la solitudine, sulla difficoltà di comunicare – ma sulla bellezza di riuscire a volte a farlo – sulla maternità agli inizi del XXI secolo, sulla necessità di prendersi cura degli altri. C’è un mondo intero e pieno di emozioni, nel piccolo pollaio immaginato da Jackie Polzin». E c’è il dolore.

Sì, perché il titolo originale, “Brood” traducibile con “covata”, rimanda perfettamente al dolore inespresso, non affrontato realmente, addirittura rimosso della protagonista narrante, che non ha nome, come dicevamo, perché la mancata maternità le ha tolto l’identità, l’ha resa diversa da sua madre, ha interrotto una lunga catena di madri. E suo marito Percy ha rimosso quel dolore, quella sofferenza, lasciando un vuoto nei suoi diari proprio in corrispondenza del giorno in cui tutto è avvenuto. E così la scena di una emorragia, dell’uscita «di quella piccola cosa che era lei», non è tanto distante dalla sofferenza per la ritenzione dell’uomo di Gam Gam, la più piccola delle quattro galline, quella che muore anche per prima, spegnendosi senza ragione. Mentre Gloria è quella che prende tutte le uova, va a covare le uova delle altre, come fossero sue. Senza un discernimento, senza darsi una spiegazione: la semplice follia. E quanto ne avremmo bisogno?

Una caratteristica di questo romanzo è di cominciare non dall’inizio, ossia dal fatto di aver deciso di allevare galline – che fanno poche uova, per di più -, bensì dall’imminente trasformazione: perché Percy ha sostenuto un colloquio in una università per un lavoro accademico e nel campus le galline non possono starci. Lei, allora, pensa che la persona più adatta ad accudirle sia sua madre.

Ma è tutto a trasformarsi attorno: il bel quartiere dove vivono – nella casa dove Percy viveva con la sua prima compagna – è diventato un posto dove nessuno vuole stare, dove la droga viene consegnata in sacchetti del fast food; i treni, che prima passavano due volte al giorno, ora transitano rumorosamente e costantemente, portando merci e chissà che altro. I bambini degli altri crescono, le galline gonfiano le piume per difendersi dal gelo. Rassicuranti, senza memoria, senza futuro.

QUATTRO GALLINE
Autore: Jackie Polzin
Editore: Einaudi
Genere: Romanzo
Prezzo: 17 euro

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