La cortina liquefatta

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Il 1989 è per me doppiamente un anno-boa. Mi nacque la terza figlia, Maria Claudia, purtroppo strappata alla vita 16 anni dopo, e cadde il muro di Berlino. Con la “caduta del muro” si intende simbolicamente la fine del regime sovietico nella Russia e nei suoi paesi satelliti (leggi prigionieri). La Polonia si liberò ad Agosto, l’Ungheria a Ottobre, la Cecoslovacchia e la Germania Est a Novembre, la Romania a Dicembre. La cortina di ferro si sciolse e iniziò la globalizzazione. Quest’anno corre il trentennale, ma non c’è quel fermento di attesa con trailer, special Tv, approfondimenti, dibattiti, film, fascicoli allegati ai giornali che si è visto, per esempio, per lo sbarco sulla luna. C’è ancora tempo, per carità, ma non credo che vedremo nulla di simile sul 1989, anche se continuiamo a ricordare ogni anno la liberazione, la shoah e tutte le malefatte nazifasciste, oltre a produrre sull’argomento in 70 anni un mare di libri, special Tv, film, opere teatrali, mostre, rassegne fotografiche, ecc. Sulle porcate comuniste, che pure furono superiori e meritavano eguale, se non superiore esecrazione, bisogna minimizzare, negare, sorvolare. Mi sono sempre chiesto come mai l’occidente liberale non si sia opposto a questo andazzo. Mai un film sui gulag. Uno solo (e boicottato) sulle foibe. I pochi libri ignorati e ghettizzati dalla distribuzione. Questo conferma solo quel che già si sapeva: l’apparato dell’informazione (arte compresa) è saldamente in mano a chi non solo vuole evitare che certe verità siano ricordate, ma guarda al 1989 con rabbia perché significò la fine della pioggia di rubli sovietici. Meglio inventarsi i rubli promessi a Salvini.

collino@cronacaqui.it

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