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ANNO GIUDIZIARIO Con il decreto semplificazioni dal 1° luglio non si può indagare se non per dolo sugli appalti Covid

La Corte dei Conti “azzoppata” da Conte

In emergenza troppa discrezionalità agli amministratori «con il fine declamato, ma indimostrato, di maggiore efficienza»

Sono tre i passi essenziali della relazione del presidente della Sezione giurisdizionale per il Piemonte della Corte dei Conti, Cinthia Pinotti. Da un lato il decreto semplificazioni, varato dal governo Conte mette le “manette” alla procura della Corte che, dal 1 luglio dello scorso anno, non potrà più indagare, se non per dolo o colpa grave (ma la competenza è della magistratura ordinaria), su appalti pubblici che direttamente o indirettamente riguardano il coronavirus: dalle mascherine ai vaccini, dai nuovi Covid hospital ai concorsi per assumere personale sanitario. Il decreto semplificazioni, poi, concede agli amministratori pubblici un’ampia discrezionalità in materia di spesa e il giudizio sul loro operato, più che alla Corte dei Conti, spetterà solo agli elettori chiamati a confermare o a bocciare l’operato dei loro rappresentanti.

Terzo punto: la mancata collaborazione degli organi di controllo della pubblica amministrazione che, nell’ultimo anno, hanno segnalato solo 4 anomalie, rispetto alle migliaia inviate dai cittadini. Un ultimo passaggio riguarda, invece, i fondi Europei a cui i piemontesi hanno fatto ricorso solo per il 27% delle disponibilità e che in futuro saranno erogati esclusivamente attraverso la presentazione di rigorosi piani di investimento ben dettagliati nei modi e nei tempi, pena la restituzione delle risorse (con tanto di interessi).

Con i suoi 159 anni di storia, la Corte dei Conti è un organo anziano, ottocentesco, figlio dell’Unità d’Italia, ma malgrado le sue liturgie antiche, i giudici restano i custodi della spesa pubblica e i castigatori degli sperperi. Ruoli essenziali, anche se azzoppati, in tempi di pandemia. «Dovere della Corte, quale organo indipendente – ha detto Cinthia Pinotti – è svolgere le proprie funzioni in modo da porsi come “garante di verità pubblica” nei confronti dei cittadini, delle imprese, delle amministrazioni di ogni livello». Gli effetti della pandemia sono stati il filo conduttore dell’analisi dell’attività svolta lo scorso anno e le aspettative per quelle future. Il conflitto di poteri tra organi centrali e periferici, la contraddittorietà delle produzioni normative che hanno provocato un freno per la crescita del Paese, la crisi economica in tutte le sue forme sono temi che la presidente Pinotti ha affrontato nella sua relazione.

Ma è stato il procuratore regionale della Corte, Quirino Lorelli, a porre l’accento sui tentativi politici, sull’onda della crisi pandemica, di «circoscrivere la punibilità» degli amministratori pubblici «con il fine, declamato quanto indimostrato, di rendere maggiormente efficiente l’amministrazione» . Nel 2020 sono stati avviati 4.817 procedimenti, che ha segnato un più 14,22% rispetto all’anno precedente. Incremento condizionato da casi collegati alla fase pandemica, per vicende legate alle attività di aziende sanitarie, Rsa e case di cura. Nel 2020 sono state emesse 75 citazioni con richieste risarcitorie per un totale di 22,47 milioni di euro, dato che ha portato la procura piemontese al terzo posto nazionale per produttività.

Molte le cause per danno erariale, o illecite percezioni di finanziamenti pubblici. Il procuratore ha riservato una puntuale critica per gli scarsi controlli interni degli organi pubblici. «Con riguardo agli appalti sanitari collegati all’emergenza Covid, se ne dovrebbe trarre un giudizio affatto positivo, posto che nessuna denuncia, eccenzion fatta per un unico caso segnalato dall’Unità regionale di crisi, è stata presentata alla procura contabile dagli organi di controllo interno della Regione Piemonte».

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