Coronavirus: 106 nuovi casi registrati oggi in Piemonte e 8 decessi
Salute
IL FATTO

LA CORSA DEL VIRUS. Il “treno del Covid” è pronto a partire

Il convoglio sperimentale potrà trasportare 21 pazienti intubati per volta. «Oggi forte pressione sugli ospedali»

Erano da poco passate le 11, quando il “treno del Covid”, come è stato immediatamente ribattezzato, ha lasciato per la prima volta la stazione di Torino Porta Nuova per raggiungere Genova. A bordo non c’erano pazienti. Lo speciale convoglio sanitario allestito dalla Maxi emergenza del 118 e dall’Areu (Azienda regionale emergenza-urgenza della Lombardia) ha la triplice funzione di ricoverare temporaneamente i malati di Covid, trasportarli all’occorrenza da un ospedale all’altro, anche fuori regione e, infine, viene utilizzato per la formazione del personale direttamente a bordo.

IL VIAGGIO
Durante il tragitto i medici e gli infermieri anestesisti hanno avuto la possibilità di famigliarizzare con le apparecchiature e di approfondire la loro preparazione sul campo. A pieno regime il “treno del Covid” potrà trasportare fino a 21 pazienti intubati alla volta. Grazie alla sperimentazione poi sarà possibile spostare malati che presentano un quadro clinico grave in diversi ospedali, anche fuori dal Piemonte. Per la prima prova sono saliti in carrozza solo quattro infermieri e otto anestesisti. «Il mezzo servirà a garantire il trasporto di pazienti che non possono essere curati nel luogo in cui si trovano e necessitano di essere spostati in sicurezza e senza interrompere il trattamento terapeutico» spiega il dottor Mario Raviolo, direttore della Maxi emergenza del 118 in Piemonte e protagonista delle decisioni dell’Unità di crisi.

LE TERAPIE INTENSIVE
«La terza ondata della pandemia è partita con un alto livello di ricoveri e i numeri di oggi sono di circa 350 pazienti in terapia intensiva e oltre 3.600 in degenza ordinaria: una situazione che cambia molto rapidamente, con poche dimissioni e molti decessi». Così il direttore e il responsabile dell’area ospedaliera del Dirmei, Emilpaolo Manno e Sergio Livigni, e il responsabile regionale della programmazione dei servizi sanitari Franco Ripa, auditi in Regione per approfondire il tema della realizzazione di posti letto per pazienti Covid in base a quanto previsto dal piano del commissario Arcuri.

«In questa fase l’età media dei ricoverati è molto più bassa di quelle precedenti – hanno aggiunto i tre – tra i 50 e i 70 anni, con casi di soggetti tra i 30 e i 40 anni. Molti casi sono ricoverati in sub-intensiva, quindi con un’elevata intensità di cure che si traduce in una forte pressione sugli ospedali» A oggi, i posti in terapia intensiva che il sistema sanitario regionale può mettere in campo per rispondere all’emergenza sono 774. Ai 327 strutturali disponibili all’inizio della pandemia e agli ulteriori 287 provvisori che gli ospedali sono stati in grado di allestire già durante la prima ondata, vanno infatti aggiunti i 160 posti garantiti dalla Regione, che ha provveduto tramite una procedura d’urgenza bandita da Scr all’acquisto delle attrezzature necessarie.

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