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Politica
IL CASO

La corsa al voto tra passione e disagi

Code fuori dall’anagrafe centrale e malumori per le decentrate rimaste chiuse nel giorno delle elezioni

Già dalle prime ore del mattino di ieri è partita la corsa – a ostacoli – dei torinesi al voto. Chi è arrivato presto fuori dai cancelli di corso Valdocco è riuscito a ritirare la tessera elettorale in pochi minuti. Per tutti quelli arrivati dopo le 10 l’attesa è stata un po’ più lunga. Fuori dall’ingresso dell’anagrafe centrale di Torino, un lungo serpentone di centinaia di persone ha attirato l’attenzione dei passanti. «Per sbaglio la mia tessera elettorale è stata buttata, sono qui per rifarla e poi vado dritta a votare» racconta Sarah, mentre aspetta pazientemente il proprio turno. Qualcuno ha cambiato residenza, altri hanno tutti gli spazi occupati dai timbri (anche elettori centenari, costretti a un vero e proprio tour de force per votare). «Sono in coda da un quarto d’ora, spero di fare in fretta» racconta Santiago, 21enne originario del Perù, nell’attesa di poter ritirare la sua nuova tessera elettorale prima di andare alle urne. È ritornata a Torino per votare anche Chiara. «Studio a Bruxelles – spiega la giovane -, ma ho ancora la residenza in città».

Mentre il traffico fuori dall’anagrafe centrale scorre regolare, nelle decentrate gli animi si surriscaldano presto. Nel giorno del voto erano aperte solo le sedi di via Guido Reni, via Stradella 192, corso Corsica e corso Racconigi, dove ieri si sono riversate anche le famiglie provenienti da Borgata Lesna, Pozzo Strada e borgo San Paolo. «Le anagrafi di piazza Astengo, a Falchera, e corso Vercelli 15 sono chiuse» lamentano i residenti di zona che proprio non se lo aspettavano. «Alla faccia che dovevano essere aperte tutte per chi dovesse rifare la tessera, un modo come un altro per far salire l’astensione a favore della sinistra» concludono, sbuffando.

In tanti poi sono arrivati al seggio con la tessera elettorale già in mano, ma si sono trovati di fronte a un fenomeno nuovo per i seggi di Torino: le code. In zona San Donato l’attesa di ieri mattina era di circa 30 minuti. Stesso dicasi nei centri di Santa Rita e Barriera di Milano dove i cittadini – dichiarano loro stessi – «hanno comunque fatto il proprio dovere andando a votare». Qualche disagio lo si è patito anche nel quartiere San Salvario. L’ufficio di via Campana non rientrava nell’elenco di quelli aperti per il duplicato della tessera elettorale. Così i minuti di attesa sono saliti e diventati ore. «Potevano tenere aperte tutte le sedi decentrate» protesta Mauro. «Per un giorno non sarebbe morto nessuno». Stessa situazione alle Vallette, dalle parti di piazza Montale, dove qualche anziano è stato costretto a prendere il tram della linea 3 per recarsi fino in via Stradella. «Un viaggio che ci saremmo evitati» protesta Enrica, che di anni ne ha 84 suonati. Code infinite anche alla scuola Boncompagni. «Qui la gente è venuta in massa – racconta Walter, che ieri era scrutatore -. Siamo contenti, è importante esprimere il proprio voto». Infine Adelina, 102 anni. Quest’anno – all’ultimo – ha deciso di recarsi alle urne accompagnata dalla figlia e dalla badante. «Perché è sempre importante esprimere la propria opinione».

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