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Il Borghese
IL RITRATTO

La coerenza di Giorgia paga: così la Meloni diventa Premier

Dall’infanzia difficile alla vocazione politica. Poi il successo elettorale

Piccola e tosta. Ma soprattutto coerente. E forse sta proprio in questa virtù la chiave del successo di Giorgia Meloni. Una che in politica ha fatto la gavetta vera, con la passione che ti fa tirare diritto per la tua strada, quando nasci in una borgata romana rossa come la Garbatella, in una famiglia modesta dove la madre cresce da sola le due figlie e c’è poco tempo anche per studiare. Una ragazza del popolo, una mamma piena di attenzioni che ha saputo scalare le vette della politica con uno sprint eccezionale.

Leader dei giovani di Alleanza Nazionale nel 2004, quattro anni dopo è il più giovane ministro dell’Italia repubblicana (record sottratto proprio a Enrico Letta) e oggi a 45 anni compiuti il 15 gennaio (segno zodiacale capricorno) si prepara a essere la prima donna presidente del Consiglio dei Ministri, imprimendo una svolta epocale alla storia della nostra democrazia. Su di lei è stato scritto di tutto, e in questa campagna elettorale tutt’altro che garbata, anche il peggio. Ma questa scalata, con il partito che ha fondato con Ignazio La Russa e con Guido Crosetto nel 2012, è il frutto di un carattere che si è forgiato tra mille difficoltà. E che l’ha lanciata da un risicato 2% nel 2013 a essere oggi con il 26% leader del primo partito italiano. Su come abbia fatto si possono avanzare molte ipotesi, ma è scavando nella sua vita che si intuiscono la forza di carattere e la determinazione, come ha raccontato lei stessa nel libro autobiografico “Io sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee” (Rizzoli).

La Meloni ha avuto un’infanzia difficile con un padre che l’ha abbandonata quando aveva un anno, trasferendosi alle Canarie e lasciando la madre da sola a crescere lei e sua sorella Arianna. Giorgia non l’ha mai perdonato. Un trauma infantile profondo che ha richiesto molto tempo per essere superato. «Deve essere stato tutto quel dolore, che ho ammesso con me stessa solo dopo anni, a farmi diventare così coraggiosa e desiderosa di riscatto, combattiva e temeraria. Perché l’abbandono di un padre ti fa sentire inadeguata come se dovessi conquistarti tutto con fatica», spiega lei stessa. Alle superiori Giorgia è bravissima e si diploma in lingue con 60/60esimi. Ma si ferma lì, la laurea non la prende.

«E per questo a volte mi hanno presa in giro – spiega ancora in un’intervista – ma io mi mantenevo da sola, studiavo e facevo già politica». Sono gli anni della Meloni militante che a 19 anni diventa responsabile del movimento studentesco di Alleanza Nazionale. Tra il ‘98 e il 2000 è consigliere provinciale a Roma, poi diventa presidente di Azione Giovani. L’ingresso in Parlamento avviene nel 2006 a 29 anni e viene subito nominata vice presidente dell’aula di Montecitorio, prima che Silvio Berlusconi le affidi il ministero della Gioventù del suo governo caduto nel 2011 sotto i colpi dello spread.

Da quel momento Giorgia viaggia sola, sempre all’opposizione. Dura e pura contro Conte, ferma ma più a modo con Draghi, mentre gli altri, compreso il “cugino” Salvini”, non disdegnavano di entrare e uscire dalle porte girevoli del governo. E la coerenza, alla fine paga. Come dimostra il sostegno nell’urna da parte di oltre un quarto di chi ha scelto di votare. Arriviamo all’altra notte alle 2,40 quando una Giorgia commossa e pacata nei toni e nelle parole ha parlato per la prima volta da premier in pectore: «Voglio unire l’Italia e lo farò con senso di responsabilità». Poi a chi le ha chiesto se si sente pronta a guidare il governo, ha risposto: «Non mi sentivo pronta nemmeno per fare la mamma, poi un po’ alla volta ho imparato».

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