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Cronaca
I carabinieri hanno arrestato 11 trafficanti

La coca colombiana arrivava a Torino protetta coi bazooka [FOTO e VIDEO]

La droga viaggiava negli scomparti segreti di potenti auto. Inchiesta di 5 anni nata da un fermo in via Monginevro

Trasportavano cocaina ed eroina in giro per l’Europa a bordo di potenti auto con scomparti segreti degni di James Bond, difendendosi con kalashnikov e bazooka e utilizzando sofisticate apparecchiature anti-intercettazione per comunicare tra di loro. Un’organizzazione che non è stata sufficiente per sfuggire ai carabinieri del nucleo Investigativo, che ieri hanno arrestato 11 componenti della banda, quasi tutti albanesi. Non il capo però, perché lui invece, prima ancora che agli investigatori, non è riuscito a sfuggire a un misterioso sicario che due mesi fa gli ha sparato due colpi di pistola al volto.

Il blitz di ieri arriva a conclusione di 5 anni di indagini coordinate dal pm Paola Stupino che hanno coinvolto Italia, Ecuador, Slovenia, Albania, Polonia, Germania e Svizzera con il coordinamento di EurojustL’inchiesta è nata il 23 giugno 2017 dall’arresto in via Monginevro di un albanese che era appena sceso da un’Audi A3, guidata da un altro uomo, con in mano un pacchetto contenente un chilo di cocaina. Il conducente era riuscito a sfuggire ai carabinieri ma l’auto era poi risultata intestata a Edmond Dashi, albanese 30enne, che da quel giorno venne quindi messo sotto sorveglianza. I militari all’epoca non potevano ancora saperlo, ma Edmond era il cugino di quello che si è poi rivelato essere il boss dell’organizzazione: Ergys Dashi, classe ‘89, che in passato era già finito nei guai a Chieti con l’accusa di essere uno dei principali fornitori di droga della camorra.

Da allora, i militari dell’Arma hanno sequestrato in Italia oltre 80 chili di cocaina e più di 7 di marijuana, per un valore complessivo di 4,5 milioni di euro circa, arrestando in flagranza 8 corrieri che viaggiavano a bordo di auto comprate in Slovenia e modificate ad Amsterdam. E proprio quest’ultima città era uno dei principali punti di smistamento della droga che arrivava dalla Colombia, dall’Olanda giungeva poi fino a Torino via Svizzera o Spagna e, da sotto la Mole, veniva infine smistata agli spacciatori locali (africani e italiani) e nel resto del nord Italia.

Tra gli arrestati, c’è anche quello che è ritenuto il capo della cellula torinese dell’organizzazione: Astrit Bajraktari, albanese 56enne residente a Mirafiori. Come si può leggere nell’ordinanza firmata dal giudice Luca Fidelio, Bajraktari e gli altri componenti della banda ricevevano da Ergys Dashi un vero e proprio stipendio mensile: 3mila euro, con un occhio di riguardo per il cugino Edmond che arrivava a 5mila. Dalle intercettazioni è emerso anche che l’organizzazione aveva a disposizione armi pesanti: «Il fratello – raccontava Ergys Dashi nel dicembre 2018 a un uomo non identificato – mi ha ordinato due kalashnikov e un bazooka. Gli ho detto: che fate, la guerra?» e giù una risata.

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