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CORSO NOVARA

La ciclabile della discordia: «È pericolosa, spostatela»

Residenti e commercianti protestano: «Scelta opinabile»

Sono bastati pochi mesi di convivenza con la nuova pista ciclabile di corso Novara, per far storcere il naso a residenti e commercianti della Barriera di Milano. Nemmeno il recente sopralluogo dei consiglieri comunali ha tranquillizzato i cittadini che, al contrario, si sentono presi in giro. «Hanno detto un sacco di “baggianate” e ora ci troviamo a far la conta dei danni» commentano i pensionati scesi in strada per protestare.

Il problema, lo dicono loro stessi, non è la pista ciclabile in sè ma la scelta di realizzarla a ridosso del marciapiede. Fattore che mette pedoni e ciclisti a continuo rischio di incidenti. «Non capiamo – racconta Roberto Grasso, già autore di una raccolta firme -, perché non sia stato scelto il percorso sotto il viale alberato». Mentre il percorso da corso Palermo a piazza Baldissera è stato realizzato a ridosso delle piante, il secondo lotto ha trovato casa vicino al marciapiede. Con le auto in sosta spostate (da spina di pesce a parcheggi a raso) e la carreggiata ridotta al minimo essenziale per permettere ai veicoli di transitare.

Rischio incidenti

Chi svolta verso destra deve guardare sia a destra che a sinistra «perché una bici – continuano Michele De Nicolò e Marco Dellaspina -, può spuntare all’ultimo. E lì sì che sono guai per l’automobilista». La colpa è anche della curva cieca che nasconde la visuale, persino a chi parcheggia e scende dal lato passeggeri. Poi c’è il problema della malasosta: perché capita anche di beccare chi si parcheggia proprio sulla pista, creando problemi alla circolazione.

Mentre ogni manovra per il parcheggio, non essendoci spazio sufficiente, porta le auto ad attendere pazientemente in coda. Ma nel quartiere non protestano solo i cittadini. Anche le attività commerciali sembrano aver mal digerito la sorpresa. Come i titolari delle due officine che lavorano sul controviale. «C’è poca visibilità in entrata e in uscita – conclude Andrea Lattanzio -, e inoltre c’è anche meno lavoro. Indubbiamente con l’ultimo cantiere avremo perso la metà dei posteggi».

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