Chiavetta USB (Depositphotos)
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La chiavetta in prescrizione

Dai, non possiamo non dirlo: il processo rinviato perché una chiavetta Usb non funziona è divertente. Sì, sembra quasi blasfemo dirlo perché riguarda una vicenda con migliaia di morti e questioni di diritto ai livelli più alti, ma che altro dovremmo fare? Abbiamo visto processi saltare per i motivi più strani, siamo abituati a udienze fissate – magari dopo anni di indagini -, aperte e subito rinviate a molti mesi dopo; poi abbiamo annotato mancanza di interpreti, mancate notifiche di atti a imputati o testimoni, anche infiltrazioni d’acqua nelle aule, qualche volta pure allarmi bomba e possiamo anche non citare la pandemia… Ma la questione della chiavetta è inedita. Soprattutto perché il tribunale è ancora uno di quei luoghi che vive soprattutto di carte e faldoni, dove ogni cosa viene archiviata e copiata e l’idea che un dispositivo da pochi euro sia fondamentale per un processo che, come detto, coinvolge vite umane e destini, è paradossale. D’altra parte, è successo a tutti di avere una chiavetta Usb e, un bel giorno, collegarla al pc e scoprire che non funziona più, che i file sono illeggibili, senza una motivazione logica. Sarà per questo che ora si preferisce archiviare nel cloud, ché in qualche maniera le cose possono essere recuperate. Resta il fatto che il caso Eternit è una storia infinita: prima udienza nel 2009 – dopo anni di indagini, appunto -, sentenze di primo e secondo grado incredibilmente veloci per gli standard abituali, poi lo shock Cassazione e prescrizione. Indagine bis: contestazioni, frammentazione del maxifascicolo-show di Guariniello, varie sedi processuali e ora siamo all’Appello bis. Nell’affossamento della richiesta di giustizia delle vittime Eternit, forse, la chiavetta è la meno colpevole: sarà andata in prescrizione.

andrea.monticone@cronacaqui.it

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo