ARTE È LIBERTÀ?

«La censura non è mai democratica»

Luca Beatrice presenta oggi, alle 19 alla Sandretto, il suo nuovo libro

Luca Beatrice nel suo studio

Non potevano esserci giorni migliori di questi, durante i quali i politicamente corretti coprono statue e i progressisti le imbrattano, per la presentazione del nuovo libro di Luca Beatrice, “Arte è libertà? Censura e censori al tempo del web”, che avverrà oggi alle 19 presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Si tratta di un’analisi intelligente e  approfondita circa un quesito che oltre al critico d’arte torinese (nonché docente presso l’Accademia Albertina e lo Iaad di Torino) sta a cuore a quanti amano l’arte e vedono in essa una forma di libertà ed espressione, sempre, malgrado tutto e tutti. E allora è giusto snaturare l’unico linguaggio vero vietando Gaugin, per esempio, solo perché sembra avere avuto rapporti sessuali con minori? O trattare i disegni di Egon Schiele alla stregua di materiale pornografico? Siamo al limite della censura e «la censura, in un paese democratico – spiega Beatrice – non ci dovrebbe mai essere. Essa, inoltre, appare ancora  più assurda e ridicola se retroattiva, applicata a persone morte o a fatti che riguardano una società diversa da quella in cui viviamo. Diciamola tutta, scrivere un film in cui compare una colf di colore oggi sarebbe fuori luogo, ma nel 1939, quando fu realizzato “Via col vento”, quella era la normalità e a nessuno parve un’ingiustizia. Mia mamma mi partorì a soli 17 anni, cosa quasi impensabile negli anni Duemila quando le donne studiano e sono in carriera. E’ inutile censurare il passato e non è democratico tirare giù statue o imbrattarle, penso al caso Montanelli, in nome di una giustizia che giustizia non è. E a farlo sono proprio quelle persone le quali anni indietro lottavano per la libertà e la cultura». Oltre alla censura nell’arte, Beatrice affronta anche il difficile rapporto con il web. «Non trovo normale che a causa di un algoritmo il nudo delle Tre Grazie, per esempio, non possa apparire sui social perché fa parte di una categoria che viene censurata. Non do risposte, sia chiaro, ma trovo importante fermarci un attimo e riflettere nella speranza che un giorno il potere della rete venga messo in discussione».

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