Mullah Krekar in compagnia di Abdul Rahman Nauroz
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TERRORISMO

La cellula jihadista viveva in Alto Adige. «Aspiranti martiri»

L’inchiesta della procura meranese sul gruppo Rawti Shax appartenente a una rete internazionale che, secondo l’accusa, era ispirata da Mullah Krekar

Associazione con finalità di terrorismo. È il reato contestato ai quattro presunti jihadisti arrestati nel novembre 2015 a Merano, in Alto Adige, e condannati nel frattempo in appello al termine del processo celebrato a Bolzano. I giudici altoatesini hanno confermato le pene che erano state stabilite dai loro colleghi del primo grado. Il curdo Abdul Rahman Nauroz, che abitava a Merano ed è ritenuto il presunto reclutatore dell’organizzazione, dovrà scontare sei anni di carcere.

Gli altri due curdi Abdula Salih Ali Alisa, alias “Mamosta Kawa“, e Hasan Saman Jalal, alias “Bawki Sima“, e il kosovaro Eldin Hodza sono stati invece condannati alla pena di quattro anni di reclusione. La Corte d’assise d’appello del capoluogo altoatesino ha quindi confermato per tutti e quattro gli imputati la detenzione in galera. I tre curdi e il loro complice kosovaro sono attualmente rinchiusi nel carcere di massima sicurezza di Rossano Calabro e da lì, perché potessero prendere parte al processo, sono stati trasferiti in Alto Adige a bordo di due cellulari della polizia, scortati da numerose volanti e da un elicottero che sorvolava la zona. Dopo la lettura del dispositivo da parte dei giudici, il pubblico ministero Donatella Marchesini ha manifestato la propria soddisfazione per la sentenza: «L’impianto accusatorio era solido e basato su cinque anni di indagini dei Ros – ha spiegato -. Indagini avvenute, tra l’altro, con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali. Le prove, insomma, c’erano ed erano solide».

L’inchiesta riguardava la cellula jihadista meranese chiamata Rawti Shax, appartenente a una rete internazionale che secondo l’accusa era ispirata da Mullah Krekar. Gli arresti, avvenuti nel novembre 2015, furono 17 e riguardarono personaggi residenti sia in Italia sia all’estero. Il presunto centro di reclutamento si trovava in via Mainardo 66, nel pieno centro storico di Merano. I carabinieri avevano fatto irruzione in un appartamento al primo piano e avevano stretto le manette attorno ai di Eldin Hodza, un kosovaro che nel 2014 sarebbe stato addestrato dall’Isis e poi sarebbe rientrato nel nostro Paese. In quell’appartamento, secondo gli inquirenti, avvenivano gli incontri con gli aspiranti jihadisti. Hodza risultava essere un allievo di Abdul Rahman Nauroz, il referente dell’organizzazione. Uno degli scopi della rete consisteva nell’instaurazione in Kurdistan di uno stato islamico. Al momento della cattura, Hodza era sospettato di aver divulgato materiale di propaganda jihadista e di aver partecipato in Siria, prima del suo ritorno a Merano, ad azioni terroristiche.

L’operazione dell’Arma aveva riguardato anche due ex hotel di Merano, poi convertiti in residence per lavoratori stagionali e operai, e altre abitazioni a Bolzano e sul Renon. Gli arresti erano avvenuti in tutta sicurezza, con i carabinieri che si erano presentati in borghese ed erano entrati nelle abitazioni dei ricercati con vari stratagemmi, senza il ricorso alle armi e senza incontrare resistenza. Tutti gli stranieri finiti in manette conducevano una vita regolare, con un lavoro nel commercio o nel settore turistico. Uno di loro era stato fermato mentre usciva di casa ed era diretto in questura per rinnovare il permesso di soggiorno.

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