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CASTELLAMONTE

La casetta della Santona non può essere abbattuta

Il Tar ha dato ragione agli eredi di Celestina

Quella casetta in frazione di Sant’Anna Boschi che fu residenza e ambulatorio della guaritrice Celestina Ronchetto non può essere abbattuta nonostante le irregolarità edilizie. Il Tar del Piemonte ha respinto l’ordinanza emessa dal Comune che dopo mezzo secolo aveva scoperto come l’abitazione meta di tanti malati provenienti da tutta Italia fosse abusiva.

«La casa esisterebbe dagli anni ’50-’60 e sarebbe stata per lungo tempo utilizzata dalla nostra congiunta quale “ambulatorio” per esercitare la sua attività di guaritrice di persone affette dal fuoco di Sant’Antonio, quindi era ben nota al Comune», sostengono gli eredi della santona. Una difesa ad oltranza da parte di coloro che in questi due anni, però, sono stati protagonisti di ogni sorta di litigio per spartirsi l’eredita di nonna Celestina, tanto che in un episodio furono esplosi alcuni colpi durante le liti di famiglia. Celestina Ronchetto, fino a due anni fa, quando è morta all’età di 91 anni, è stata un personaggio unico nel suo genere. Aveva dei particolari poteri per guarire dal fuoco di San’Antonio e la sua casetta sulla collina di Castellamonte era meta di colonne di ammalati, tanto che fu ospite anche della trasmissione televisiva Misteri.

Era diventata una «celebrità», capace di combattere «a suo modo» il fuoco di Sant’Antonio. Il suo unico strumento era uno scopino di saggina riscaldato sul fuoco. Originaria del Monferrato, dove aveva imparato da una zia a curare la malattia, Celestina ha vissuto nella frazione di Castellamonte dal 1945. La cosa curiosa è che a denunciare l’abuso edilizio era stato proprio uno dei parenti, tra una lite e l’altra, con il Comune che dopo 50 anni era intervenuto per chiedere l’abbattimento. Secondo i giudici amministrativi il manufatto sarebbe stato realizzato in un’epoca in cui non era necessario alcun titolo edilizio; ed è stato utilizzato, in modo notorio, per l’esercizio di attività di «guaritrice». Così la seconda sezione del Tar ha accolto il ricorso e annullato l’ordinanza di demolizione del 2016.

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