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IL CASO

La casa popolare non ha l’ascensore: Barbara resta reclusa al quarto piano

La donna invalida ha 46 anni e può contare solo sull’amicizia e la dedizione di Michele

L’invalidità le ha segnato pesantemente gli ultimi sette anni di vita. Costretta alla sedia a rotelle dopo la perdita di una persona cara e una forte depressione, la signora Barbara, 46 anni, non riesce più ad uscire di casa se non con l’aiuto di qualche anima pia.

La donna, residente all’ultimo piano delle case popolari di corso Lecce 33, interno 27, è aiutata nella vita di tutti i giorni dall’amico Michele, 60 anni, di professione ex demolitore. L’unica persona che si occupa di aiutarla a scendere quei quattro piani di scale che in caso contrario rappresenterebbero una missione impossibile. «Senza di lui passerei le mie giornate tra queste quattro mura – racconta la donna -. Soffro anche di vertigini e ho bisogno che qualcuno porti giù prima la mia carrozzina e poi me».

Il problema più grave è rappresentato dalla mancanza di un ascensore. La donna, che non è autosufficiente, ha chiesto quattro anni fa il cambio in deroga, quindi al di fuori del bando dei cambi, per avere una casa in corso Lecce o vicino a dove abita. Nella speranza di ottenere un appartamento al piano rialzato o al piano terreno. In modo da potersi recare in ospedale ogni volta che ha la necessità di una visita medica. «Quattro anni fa ho smesso di lavorare anch’io – racconta Michele -. Causa ictus sono stato ricoverato alle Molinette. Avevo un furgone e l’ho venduto per comprare due lettini ribaltabili e aiutare Barbara a dormire serenamente».

La domanda, ha prontamente spiegato Atc, è stata accettata dalla Commissione preposta a marzo del 2015. «A novembre dello stesso anno, con grande sforzo da parte degli uffici continuano da corso Dante – è stato individuato un alloggio proprio in corso Lecce al numero 25/5 a piano terra. Tuttavia la signora ha rifiutato quell’alloggio e quindi Atc sta cercando di trovare una situazione che possa venire incontro alle sue esigenze». Sul problema incide anche la situazione di penuria degli alloggi, unita alla forte domanda di case popolari. Ecco perché la situazione è in una fase di stallo da quasi due anni. «Le cose potrebbero migliorare leggermente nel caso venisse accettata una proposta in un contesto diverso dal quartiere in cui abita l’inquilina».

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