siccità gn
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La campagna assetata

Tanto per spargere sale sulle ferite, le previsioni meteo sono tutte un «arriva la primavera». Se dei “giorni del la merla”, infatti, non ci siamo neppure accorti, adesso pare in arrivo un vento caldo che porterà le temperature fino a venti gradi. Con la siccità, la peggiore da decenni a questa parte, destinata a far registrare nuovi record. Con effetto domino: adesso non piove, i fiumi sono in secca, ma non nevica neppure in montagna e quindi le “scorte” di neve che dovrebbero alimentare i bacini idrici sono ridotte. Di questo passo, ci avvisano da Coldiretti, tutte le colture primaverili sono a grandissimo rischio. Con un timore ulteriore: se dovesse arrivare un periodo di forti rovesci, come già accaduto, anche l’abbondanza di acqua sarebbe un rischio per le coltivazioni. E per il territorio stesso: sappiamo e abbiamo visto bene cosa può significare una precipitazione abbondante su un terreno secco, che non assorbe, in alcune zone di montagna. «È il cambiamento climatico» viene da dire, ed è un dato di fatto, certamente. Ma rischia di essere un alibi, perché mentre se ne discute a livello planetario, economico, filosofico e via dicendo, ci sono cose che si possono fare anche nell’immediato. Sempre da Coldiretti, dicono che occorre rivedere le politiche di irrigazione e più in generale tutte quelle del territorio. Già, il nostro territorio, quello di cui ci si ricorda per le grandi opere, in cantiere o solo vagheggiate, ma difficilmente per la cura, la messa in sicurezza e la gestione ordinaria. Eppure la nostra economia poggia più di quanto crediamo sull’agricoltura. Ricordando che, dopo la siccità, il rischio peggiore è la carestia, o la speculazione sui prezzi.

andrea.monticone@cronacaqui.it

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Giubileo - Casa funeraria
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo