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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La burocrazia piace di più

È quasi commovente vedere come le idee più radicate degli oppositori del vaccino siano crollate di fronte all’obbligo di Green Pass: anche ieri, in Piemonte, le adesioni alla campagna vaccinale sono state oltre tremila, ossia il triplo di sabato scorso. Già molti avevano vacillato di fronte all’idea di non poter entrare al ristorante o in palestra, ma adesso la questione si è fatta seria: senza Green Pass non si lavora. «Un ricatto» dicono ancora gli scontenti. Più che un ricatto, una soluzione in perfetto stile burocratico italiano. Perché limitarsi a un sensato obbligo vaccinale, approvato dalla scienza, quando si ha l’occasione di inserire qualcosa che va a disciplinare la vita quotidiana delle persone? E che occasione per instaurare altri controlli (peraltro senza aver specificato bene chi e come li farà…)! Magari si è pensato che i medici e gli scienziati non hanno convinto abbastanza le persone – riflettiamoci: è colpa solo delle fake news o anche del presenzialismo delle “medical stars” che a qualcuno rende difficile capire le differenza? -, magari c’era la necessità di una foglia di fico per questo governo che non può permettersi di fallire nella lotta alla pandemia. Chissà… Non ne avremo mai la riprova, probabilmente. Certo, fa specie che altrove – maggior senso civico? diversi stili di vita? – come in Inghilterra si cancellino tutte le restrizioni in virtù dei risultati raggiunti e di una filosofia, pare di capire, che mira alla fantomatica «convivenza con il virus» più volte evocata nei mesi scorsi, ma senza che si capisca cosa sia. Un po’ come l’immunità di gregge. Io lo ammetto: il Pass, applicato così, non mi piace. Ma la terapia intensiva mi piace ancora meno.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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