La “buona scuola”

Esiste una scuola che sforna a getto continuo giovani altamente specializzati. Al punto che il 97 per cento di loro trova un’occupazione nel giro di un anno dopo il diploma. Un record, in questi tempi malandati dove la crisi va a braccetto con lo sconforto di chi bussa inutilmente a tante porte. Una “buona scuola” che, alla faccia degli slogan della politica fa il mestiere suo forgiando giovani per davvero qualificati.
Questa scuola è a Torino, si chiama Birago , sorge nel cuore di Barriera Milano e porta con orgoglio il vessillo dell’insegnamento professionale. Tanto da essersi trasformata in una sorta di fornitore di risorse umane per la piccola e media impresa e per l’artigianato. La dimostrazione che se “il pezzo di carta” è supportato da un’adeguata preparazione, può diventare il vero passaporto per un’occupazione stabile che, di fatto stravolge le statistiche sul lavoro giovanile dove il segno meno è una costante da troppi anni. Certo qualche famiglia storcerà il naso di fronte ad un futuro per il loro rampollo fatto di macchine utensili e di meccanica con in sottofondo la musica stridente dell’officina. Ma prima poi in questa nostra società di “dottori” disoccupati che a mala pena riescono ad infilarsi in qualche call center, si dovrà cercare un riequilibrio. Che non significa la rinuncia ad una laurea, ma deve tenere conto delle esigenze delle imprese e delle richieste di mercato. Che oggi impongono alta specializzazione un po’ in tutti i settori. Dunque il Birago fa scuola ma apre anche un dibattito sull’opportunità di non spingere i giovani al “pezzo di carta” a tutti i costi, ma di assecondarli rispetto alle loro aspirazioni, rompendo i pregiudizi verso le scuole professionali che possono far emergere qualità e talento. In questi primi giorni di scuola ci pare un insegnamento da non sottovalutare.

fossati@cronacaqui.it

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