un po' meno di niente
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Tra la bomba di Eco e i gattini-detective: la verità sul noir è che tutti fanno sesso

La commedia dark di Vanni Sbragia, autore e personaggi
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Chiamiamolo pure “thriller”, perché qualcosa bisogna pur scrivere nella scheda, e d’altra parte il morto c’è (anzi ce ne sono addirittura due), c’è l’indagine, ci sono anche gli investigatori. Ma principalmente “Un po’ meno di niente” (Fernandel, 15 euro) è una dissacrante commedia nera. Il protagonista è anche l’autore, Vanni Sbragia: dirigente di banca, scrittore di noir di discreto successo (non abbastanza per viverci), padre di famiglia, dipendente dal sesso e convinto che solo così possa risolvere tutti i suoi problemi. Ma quando muore Vittoria Ravaglia, potente e nota editrice torinese, con cui Sbragia ha avuto una relazione, i problemi diventano giganteschi, soprattutto perché al nostro scrittore-autore-sessuomane cosa salta in mente? Di confidarsi con una giornalista mercanteggiando delle rivelazioni in cambio del silenzio su di lui, rivelazioni sul piccolo grande mondo dell’editoria di genere che si riassumono in un «tutti scopano con tutti». Apriti cielo: per Vanni Sbragia è l’inferno e le attenzioni della questura sono il minimo…

Per capire un po’ meglio questo libro però bisogna premettere un paio di cose: a cominciare dal fatto che Vanni Sbragia non è Vanni Sbragia, ossia non esiste. È uno scrittore di thriller, che davvero fa il dirigente di banca nella vita, e che sul serio ha sfiorato la vittoria nello Scerbanenco tante volte da rischiare il ricorso in analisi, come viene detto del povero Romano De Marco nel libro. E come mai allora ha scelto lo pseudonimo e la geniale Fernandel? «Dovevo togliermi dei sassolini dalla scarpa» dice, spiegando anche che forse grazie a questo libro riuscirà a far pulizia di qualche «falso amico». Comunque, il suo mistero non è poi così grande: Wikipedia ha già aggiornato la voce dell’autore ma soprattutto basta vedere il nome del commissario che indaga sulla morte dell’editrice, un personaggio di De Marco.

Che nel frattempo, nei panni di Sbragia, dopo essersi suicidato letterariamente e trasformato in una sorta di appestato, perde moglie e figlia ma ottiene anche un clamoroso successo di pubblico proprio in virtù dello scandalo e trova anche il modo di puntare a “Wonder Woman”, ossia una collega di banca. «L’eternità non esiste, l’amore non esiste, la felicità non esiste. Non esiste un cazzo. E io, pur avendo una famiglia, non avevo niente. Quindi meglio adesso. Meglio avere un po’ meno di niente» dice. Ma, mentre si butta giù una citazione di Eco come una bomba a un convegno di scrittori noir, compreso quello che si è inventato i gattini-detective, c’è pur sempre da risolvere il mistero di Vittoria e di una giovane scrittrice suicida, il cui romanzo accusatore in qualche modo finisce nelle sue mani. Sarà il riscatto per Vanni?

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