giardinetti
News
CIT TURIN

La bocciofila adotta i giardinetti. «Teniamo duro, ma quanti guai»

La “Artiglieri di Montagna”, tra risorse ridotte all’osso e convivenza con i rom

Dal 2012 giocano e si prendono cura di una piccola area verde di fronte al Tribunale. Lo fanno con passione, pur con tutti i problemi che sono costretti ad affrontare. Sono i soci della bocciofila Artiglieri di Montagna, oggi una ventina, che a partire dal primo pomeriggio si ritrovano nell’omonimo giardino per passare il tempo e fare qualche partita. Non hanno molto a disposizione. Due campi più un piccolo box che è metà bagno e metà ripostiglio. «Quando il tempo è bello trascorriamo le giornate ai campetti – spiega il presidente Vincenzo Maira, 69 anni – mentre in caso di pioggia giochiamo a carte nel vicino centro anziani». Di più, purtroppo, non si può fare. «Le risorse sono poche e facciamo già molto per tenere in piedi la struttura». Che di guai ne ha passati eccome. «Quando siamo arrivati – prosegue Maira – era un disastro. Siringhe nei prati, sporcizia ovunque. Abbiamo messo due cancelli e dato una bella ripulita, ma l’acqua per i campi e per il wc è tuttora fornita dal Cit Turin, altrimenti ne saremmo sprovvisti». E non è tutto. Quattro anni fa i soci ottennero dal Comune dei dissuasori contro la sosta selvaggia delle auto vicino al campo da gioco. Dopo sei mesi i paletti erano tutti a terra. «Li tirammo su uno per uno». C’è poi il problema della pioggia, perché basta un temporale per generare un vero e proprio lago all’ingresso della bocciofila. Ma il grattacapo principale, oggi, è rappresentato dai nomadi. Famiglie che da più di due anni hanno preso possesso di uno spazio adiacente ai campetti, dove fanno praticamente quello che vogliono. In più occasioni ci sono stati furti e le reti hanno subìto danni, senza contare che gli zingari hanno anche rovinato un campetto che i soci avevano ideato al di fuori dei due terreni principali. «L’avevamo costruito per giocarci quando fa freddo, per non creare buche negli altri due. Ma ce l’hanno distrutto portandoci via le assi di legno installate per delimitarlo», racconta il presidente. Insomma, guai a non finire. Che però non fanno passare ai soci la voglia di giocare e trascorrere del tempo insieme. «Siamo tutti del quartiere e ci conosciamo da una vita. Da noi giocano persone di 80 e più anni. Chiediamo solo un po’ di pace e tranquillità. E se mai dovessero riqualificare la Westinghouse, di non dover fare le valigie».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo