Boringhieri
Ieri & Oggi
LA CITTÀ DI UNA VOLTA

La birra nacque in San Donato grazie al duo Bosio & Caratsch

Il primo marchio di corso Principe Oddone ha cessato la sua attività

C’era una volta la Torino della birra. Una Torino famosa nel mondo non per la bontà dei vini del Monferrato e della Langa, ma per i brindisi nelle sue cento «birrarie». Sì, si può ben dire che la birra italiana sia nata, in un certo senso, sotto la Mole. E questo perché Torino era la città delle novità, dell’innovazione non soltanto nel campo tecnico. Di pari passo all’arrivo in riva al Po della Fiat e della Lancia, a Torino nascevano quindi anche altre aziende per la soddisfazione della gola. Con una particolarità: un tempo, la birra era considerata una novità di sapore molto tedesco; a fine Ottocento la Germania era ormai la grande potenza economica del continente, e sapeva affascinare (ma anche intimorire) gli italiani. La prima birra italiana nacque nel quartiere San Donato nell’anno 1845.

A produrre la prima bottiglia di birra torinese fu la ditta Bosio & Caratsch: oggi questo storico marchio non esiste più: ha cessato la sua attività nel 1969, chiudendo definitivamente lo storico stabilimento torinese di corso Principe Oddone. Come tutte le novità, inizialmente fu appannaggio delle classi agiate, che considerarono la birra al pari di una nuova moda. Di più: la birra divenne l’alcolico degli alto-borghesi, mentre il vino fu declassato a bevanda per operai e contadini, che affollavano le fiere vinicole di Torino e delle città piemontesi. Fiere dal grande successo, intendiamoci; ma chiassose, caotiche, poco adatte alla classe egemone, che invece preferiva le birrarie come la Kursaal Durio, uno spettacolare edificio i cui resti sono ancora visibili in via Cigna. Spettacolare è l’aggettivo giusto, perché alla Kursaal non si andava soltanto per bere, ma anche per giocare a biliardo, per vedere spettacoli e – d’inverno – per un giro sulla patinoire.

L’elegante edificio, dal sapore un po’ fiabesco, non era l’unico che faceva parlare di sé. Per imitazione, rapidamente la birra fu scelta anche dalle classi meno abbienti. A Torino sorsero così decine e decine di birrarie, alcune più raffinate ed altre più popolari. La birra aveva anche il bel pregio di essere meno alcolica del vino (specie del vino di allora) e dunque trovava anche l’accoglimento delle famiglie. In alcuni casi, la birra diede il nome ad un intero quartiere, come quello attorno a piazza Adriano, che per lungo tempo si chiamò borgata Boringhieri, come il nome dell’imponente birrificio che sorgeva esattamente al centro dell’attuale piazza semicircolare. L’epoca doro delle birrerie torinesi cessò con la seconda guerra mondiale.

Di quell’epoca restano alcuni edifici (all’incrocio tra via del Fortino e via Cigna svetta la torre della Kursaal Durio: il birrificio fu pesantemente bombardato nel corso della guerra, ma la torre è stata preservata ed oggi appare un po’ come un simbolo del quartiere) e un ricordo un po’ sbiadito, che una rinnovata attenzione per la birra artigianale sta contribuendo a riportare alla mente.

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