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Economia
IL FATTO

La benzina è “in saldo”: pompa presa d’assalto. E si sfiora pure la rissa

Ma gli operatori bacchettano il Governo sui prezzi

La foto ha iniziato a girare su chat e social, e in pochi minuti la pompa è stata presa d’assaltoE si è pure sfiorata la rissa al distributore Tamoil di corso Unione Sovietica angolo via Filadelfia. Febbre da prezzi mai visti, al self-service: 1 euro e 67 centesimi il diesel, 1 euro e 68 la verde. Tariffe da non credere, dopo che per due settimane siamo stati abituati a fare il pieno spendendo più di due euro al litro. E infatti, ieri gli automobilisti torinesi non ci credevano, mentre prendevano d’assalto la pompa.

«Per me è uno scherzo. Ora voglio vedere se quando arriva il mio turno pago davvero così poco», dice un signore, in coda, sul suv. «Mi ha mandato la foto un collega sul telefono. Lui ha fatto il pieno il giorno prima, ora ne approfitto io. Solo in Italia possiamo avere una benzina così cara», racconta Giuseppe, mentre si infila nella coda con la sua Giulietta. A un certo punto, scoppia pure una lite tra due conducenti. «Sono arrivato prima io!». «Ma se è da un’ora che sto in coda!». Urla reciproche, condite dai vaffa. Poi i due “contendenti” lasciano perdere e si concentrano sul pieno. «Metto solo 30 euro, ma dovrei fare il pieno perché è troppo conveniente. E secondo me si abbasserà ancora, anche se non è l’unico distributore buono in zona. Io ne conosco altri», rivela Salvatore, a bordo di una Mercedes Classe A.

Nel frattempo, gli operatori del settore bacchettano ancora il Governo. «Contro il caro carburante l’impegno dell’esecutivo è apprezzabile – così Gino Mattiolo, presidente Fnaarc Torino e coordinatore regionale Piemonte e Valle D’Aosta – ma non sufficiente. C’è in atto una speculazione ingiustificata. Occorre un’authority europea per calmierare i costi. Per noi agenti che abbiamo nell’auto un vero e proprio ufficio con una media di percorrenza annuale di oltre 60mila chilometri l’aumento del costo del carburante incide. La categoria è stata falcidiata dall’aumento dei costi e dalla diminuzione delle vendite perché la pandemia ha ridotto i consumi e per la carenza di materie prime che ha impedito alle ditte di produrre. Inoltre, il tetto di deducibilità del costo dell’auto, 25mila euro, è bloccato da tempo e non ci consente di acquistare automobili ‘green». Gli sconti grazie all’extra-gettito Iva, e il taglio delle accise che Fnaarc aveva indicato fra le misure per abbassare la ‘febbre’ dei prezzi, non sono più sufficienti a causa degli importanti rialzi del prezzo degli ultimi giorni. «Agire in fretta sui costi del carburante è indispensabile – conclude Mattiolo – e nonostante le conseguenze internazionali causate dalla drammatica guerra in Ucraina, il rincaro così accentuato del carburante non trova giustificazione».

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