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ANTONIO FOTI

«La Beauregard morta e umiliata in un festino. Un notaio sa la verità»

Osservare il grande fotografo Tonino Di Marco che scatta mentre Antonio Foti sfoglia il librone con i titoli sull’omicidio Beauregard in questo studio legale con tavolo da biliardo, per un giovane cronista è uno spasso e un’occasione irripetibile per fare un viaggio a ritroso nel tempo e immergersi nelle atmosfere di quegli anni là. Anni di piombo e pistole fumanti come le notti nei nightclub, retate della buoncostume e morti ammazzati. Tonino, 80 anni compiuti a marzo, raccontava la Torino nera con le immagini per la Gazzetta del Popolo. Foti, anni 79, difendeva i criminali, sempre presunti, ma anche se stesso. «Perché loro (indica Tonino) erano sempre in agguato con i giornalisti per un dettaglio, una battuta, qualsiasi cosa per un titolo su quel giallo che scatenò il circo mediatico internazionale». Riproviamoci 51 anni dopo. Chi ha ucciso Martine Beauregard?
Eh eh. I suoi colleghi, almeno, mi offrivano da bere…
Va beh, ho capito. Ma si saprà mai la verità?
Lo escludo. Però un notaio la conosce.
Prego?
L’ho depositata io molti anni fa come garanzia sulla vita quando mi minacciarono di morte.

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