La bancarotta dell’istruzione

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I nostri ragazzi sono tornati a scuola. Più o meno in cinquecentomila se si considera tutto il Piemonte: l’esercito del nostro futuro, le nuove generazioni per le quali dovremmo investire per la formazione e per la sicurezza dei luoghi deputati all’insegnamento. E qui casca l’asino. Già perché continuiamo ad essere il fanalino di coda, in Europa, per gli investimenti sulla scuola: solo il 4% del Pil, la metà abbondante rispetto a quanto stanziato dalla Danimarca (circa 8%), meno, molto meno della Svezia o del Belgio, tanto per fare qualche esempio. E andiamo ancor peggio sul fronte della sicurezza degli istituti visto che il 70 per cento degli edifici scolastici in Piemonte ha bisogno urgente di manutenzione e – secondo stime per altro prudenti- occorrerebbe un miliardo di euro sull’unghia per sanare questa vergogna. Segno che il malessere continua da anni, se non da decenni e non fa che peggiorare, nonostante i piani, i progetti e le promesse sia a livello locale che nazionale. Eppure qualcosa avrebbe dovuto insegnare la tragedia del liceo Darwin di Torino dove, undici anni fa a seguito del crollo di un controsoffitto rimase ucciso uno studente di 17 anni e altri 16 furono feriti dai calcinacci. Ma non è stato così. Abbiamo curato una malattia grave della nostra scuola con qualche palliativo, abbiamo chiesto aiuto ai genitori per dare una mano di bianco alle aule o per mettere in ordine giardinetti invasi dalle erbacce. Ma di interventi veri ce ne sono stati pochi. Meglio chiuderle allora certe scuole, piuttosto che i muri si sgretolino rovesciandosi sul ragazzi. Non è un bel pensiero da fare il primo giorno di scuola, ma non si può continuare a tacere proprio ora che il Governo mette in fila le emergenze. I cantieri, la Tav, il lavoro… Bene, lo è anche la scuola. Meglio non dimenticarlo, per non dover dichiarare la bancarotta dell’istruzione.

fossati@cronacaqui.it

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