Foto di repertorio: depositphotos
Buonanotte

Sopra la banca la casta campa

Chi ha scritto: “…la permissività scolastica italiana, anzi, il completo disfacimento della scuola e dell’Università hanno creato un esercito di disoccupati intellettuali (o presunti tali) che costituisce uno degli elementi di maggiore instabilità sociale… e il sindacato ha le sue responsabilità nell’aver gonfiato a dismisura la pletora degli impieghi inutili riempiendo i ministeri, gli enti, le scuole, gli ospedali, le mutue di un esercito di impiegati, maestri, bidelli, commessi, portantini del tutto inutili…”? Un uomo di destra? No, anzi, il contrario: l’ha scritto Scalfari, su Repubblica. Ma nel febbraio 1977, governo Andreotti. Se l’Italia era già allora in quello stato, figuratevi oggi che la politica è in mano a demagoghi e dilettanti, e la scuola è sfacciatamente infiltrata e politicizzata dalla sinistra (ricordate la maestra che ha fatto disegnare sardine ai bambini…). Poi ci sono i dati macroeconomici. Il debito pubblico, 36 volte più grande di quello del 1977. La briglia dello spread, con cui i mercati ci guidano nel percorso politico. Il rating negativo di Standard&Poor’s e Fitch (anche se queste agenzie persero ogni credibilità dando rating buono ai subprime Usa, i titoli spazzatura che nel 2008 affondarono le borse in tutto il globo innescando la crisi planetaria tuttora in corso). Ce n’è abbastanza, credo, per sentirsi pessimisti. Anche perché un governo come l’attuale, che davanti agli incubi Alitalia e Ilva raschia il fondo del barile con le microtasse (plastica, bibite, accise ecc.) per trovare due miliardi, e poi ne spende subito uno per salvare la Banca Popolare di Bari, non induce esattamente all’ottimismo.

collino@cronacaqui.it

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