Andrea Agnelli, Juventus (Depositphotos)
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L’INCHIESTA

Juve, gli indagati salgono a 16: chiesti i domiciliari per Agnelli

La procura chiude le indagini sulle plusvalenze e il falso in bilancio

Si allarga l’inchiesta sulla Juve, che fa tremare i vertici della società e che coinvolge ora quindici persone – più la Juve stessa – rispetto ai sei indagati iniziali. Ieri la procura di Torino ha chiuso la maxi indagine sui presunti falsi in bilancio e sull’aggiotaggio informativo (quest’ultimo reato è una novità) confermando l’iscrizione sul registro degli indagati dei nomi dei vertici dell’attuale cda – Andrea Agnelli, Pavel Nedved, Maurizio Arrivabene – a cui si aggiunge quello di Francesco Roncaglio (membro dell’attuale cda, non presente tra i primi destinatari degli avvisi di garanzia). Per Agnelli la procura aveva chiesto gli arresti domiciliari, ma lo scorso 12 ottobre il gip ha rigettato la richiesta della misura di custodia cautelare.

Agnelli resta libero dunque, ed è il principale indagato. Ma la procura, riguardo a lui, non molla: ha appena depositato appello contro l’ordinanza di rigetto, ribadendo nuovamente la necessità dei domiciliari per lui.

Si aggiungono all’elenco degli indagati alcuni rappresentanti del collegio sindacale e revisori. Restano iscritti sul registro, come già emerso alcuni mesi fa, Fabio Paratici, Marco Giovanni Re, Stefano Bertola, Stefano Cerrato e Cesare Gabasio, oltre che la Juve come ente.

L’inchiesta è nata nell’estate del 2021 e ha fatto scattare vari blitz della Guardia di finanza nelle sedi della società. I reati contestati dai pm Mario Bendoni, Ciro Santoriello e dall’aggiunto Marco Gianoglio, sono il falso nelle comunicazioni sociali e le false comunicazioni rivolte al mercato, visto che la Juve è una società quotata. Gli anni in cui sarebbero stati commessi i reati – che corrispondono alle approvazioni dei relativi bilanci “sospetti” – sono il 2019, 2020 e 2021. «Alterazione delle poste di bilancio e dei risultati di esercizio», è l’accusa mossa dalla procura agli indagati della Juve. Falsificazioni che sarebbero, secondo i pm, «conseguenza, in primo luogo, di un anomalo ricorso ad operazioni di scambio dei diritti alle prestazioni sportive di un elevato numero di atleti, operazioni, peraltro, distoniche nel panorama nazionale». Le operazioni «di scambio», contesta la procura, «non generando flussi finanziari di sorta» risulterebbero «concluse a valori stabiliti dalle parti in modo arbitrario e con lo scopo di far fronte alle necessità di bilancio del momento». «Tali operazioni – sostiene la procura – sono fittizie». Lo proverebbero le intercettazioni finite nel mirino dei pm durante le indagini.

Generando plsuvalenze, la Juve avrebbe alterato i risultati di bilancio. Ma non solo. Le accuse non sono finite.

Ci sarebbero anche le cosiddette «manovre stipendi», ad arricchire la maxi indagine. «Sussistono infatti elementi concreti – scrive la procuratrice di Torino Anna Maria Loreto – per ritenere che, con riguardo alla prima manovra stipendi della stagione sportiva 2019-2020, i calciatori, in accordo con la società, abbiano rinunciato a percepire in concomitanza con la pandemia da Covid, una sola mensilità e non quattro, come invece comunicato dalla Juve nel marzo del 2020».

Le restanti tre mensilità sarebbero state soltanto “differite”. La seconda “manovra stipendi” della stagione sportiva 2020-2021 riguarda «accordi individuali di riduzione stipendiale per le mensilità marzo-giugno 2021, e con contestuale integrazione, subordinata alla permanenza del calciatore interessato a una certa data». Tra i documenti “segreti” sequestrati dalla Finanza, c’erano anche le carte sugli stipendi. Il mistero delle presunte mensilità “fuori sacco” aveva coinvolto grandi nomi, perfino quello di Cristiano Ronaldo (che non è indagato).

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