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MOSTRA EVENTO

Joan Mirò: il surrealista che ha voluto uccidere la pittura tradizionale

Si inaugura il 15 ottobre a Cherasco e il 29 a Busca la doppia esposizione dedicata al genio spagnolo. In mostra oltre a decine di suoi quadri anche De Chirico, Dalì, Klee, Magritte

A volte le grandi mostre abitano piccoli territori. Succede allora che in due piccoli, ma culturalmente illuminati territori, due paesi del cuneese di non più di 10 mila anime, Cherasco e Busca, si possano vedere le opere di uno dei più grandi artisti del Novecento, del maestro indiscusso del segno e del colore, del “più surrealista di tutti noi” secondo André Breton, il principale teorico della corrente surrealista. È dedicata a Joan Mirò la mostra che si inaugurerà il 15 ottobre prossimo a Palazzo Salmatoris di Cherasco dove rimarrà allestita fino al 22 gennaio 2023, e il 29 ottobre a Casa Francotto di Busca che la ospiterà fino al 29 gennaio 2023. Una doppia sede espositiva per “Joan Mirò. Genius loci. L’alfabeto del segno e della materia”, così titola la rassegna che promette di essere tra le più interessanti del panorama espositivo autunnale. A conferma di ciò anche il prestigioso patrocinio ricevuto dal Ministero della Cultura e dal Ministero della Cultura spagnola presso l’ambasciata di Spagna. La città di Cherasco prosegue, dunque, una tradizione, lunga più di 25 anni, di grandi rassegne, ultime in ordine di tempo quella di Fontana nel 2018 e di Picasso del 2019, e questa volta coinvolge nella sua avventura anche la città di Busca. Nella suggestiva cornice di Palazzo Salmatoris troveranno spazio una novantina di opere, 40 quelle del maestro catalano, cui verranno accostate opere di artisti a lui coevi, da De Chirico a Dalì, da Vedova a Magritte a Hartung, Klee, Scanavino. Una sessantina, invece, i lavori esposti a Casa Francotto. Si tratta di prestiti di collezionisti pubblici e privati, tra cui la Gam e la Collezione La Gaia di Busca. Tra i lavori esposti alcune opere prime, opere plastiche e due cartelle grafiche. «La particolarità di questa mostra – spiega la curatrice Cinzia Tesio – è che vuole approfondire alcune tematiche a partire dalla figura di Mirò e di alcuni momenti della sua vita. Ci sarà così una sezione a lui dedicata, una sul dadaismo e surrealismo, una sul mondo informale e dell’espressionismo astratto, una sul segno e la materia e una sul gallerista che per primo portò Mirò in Italia, Carlo Cardazzo». Il più surrealista dei surrealisti, anche se lui non aderì mai del tutto al movimento e non firmò mai nessun manifesto, il pittore contrario alla pittura tradizionale che disprezzava e che desiderava “uccidere”, “assassinare”, “stuprare”, continuò per tutta la vita a ricercare e innovare i propri mezzi per esprimere la sua arte e lo fece durante i suoi numerosi viaggi, in Europa, in Francia in particolare, e negli Stati Uniti. Da questi viaggi, però, ogni volta ritornava nella sua Spagna, lì dove si era formato, il suo luogo. Di qui la definizione di “genius loci” che compare nel titolo della mostra. «Le parole chiave – sottolinea l’organizzatore Riccardo Gattolin – sono sogno e sviluppo, parole che hanno permeato tutta l’attività di Mirò».

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