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Il Borghese

Jo, la speranza annientata

Per tutti era Jo. Ma non era americano. Veniva dal Marocco, in cerca di fortuna, come tanti. Ma a differenza di chi vive o sopravvive con lo spaccio e la violenza, Jawad Jbiri era un ragazzo per bene, osservante del Corano, ossessionato dalla ricerca di un lavoro stabile. E di una casa vera. Jo è morto sgozzato per aver rifiutato di pagare le birre ad un connazionale che avrebbe dovuto essere espulso da anni. E che invece era rimasto qui, e si credeva uno dei padroni di quel pezzo di via Di Nanni dove gli ubriachi si danno appuntamento tutte le sere.

Un coccio di vetro al posto di un rasoio. Ma l’effetto è stato identico. Il ragazzo è morto, ci dicono oggi i cugini, per aver detto no a quella richiesta per ragioni di fede. “Un buon musulmano non beve e non può offrirne ad altri”. Una tragedia assurda che cela un retroscena che riempie il cuore di infinita tristezza: il padre di Jo quando ha saputo dell’omicidio del figlio si è accasciato al suolo. Ed è morto sul colpo.

Un dolore troppo grande da sopportare. E così la terra che Jo aveva lasciato per crearsi una nuova vita li accoglierà insieme a compendio di una violenza che non si può più tollerare. Quel ragazzo è l’ennesima vittima dell’insicurezza che ci affligge, che ci costringe ad una sorta di imposto coprifuoco, che ci rovina una serata d’estate, che ci costringe a blindare le case come fortini. E per Jo c’è ancora di più. C’è la speranza annegata nel sangue e il desiderio di una vita normale, di una famiglia e di un futuro. Forse da costruire insieme a noi.

fossati@cronacaqui.it

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