LA PORTA DEL MONDO

Jazz e ballate, così canto Cesare Pavese

Il nuovo album del cantautore astigiano, e cuore granata, Beppe Giampà

Ad agosto saranno settant’anni da quella notte in cui Cesare Pavese scrisse, su una copia dei “Dialoghi con Leucò”, «Non fate troppi pettegolezzi», prima di addormentarsi per sempre, a soli 41 anni, in una stanza dell’hotel Roma di piazza Carlo Felice. Ma la sua voce, dura e sferzante come la terra di Langa in cui era noto, come gli odori e le voci delle periferie e delle barriere che amava, è ancora oggi appassionata e potente.

E le sue poesie sono come canzoni cui mancano solo musica e arrangiamenti. Bene lo sa Beppe Giampà, il cantautore di San Damiano d’Asti e cuore granata (il suo precedente album era dedicato a Meroni e al Toro), che è uscito con il suo nuovo lavoro “La porta del mondo” (Etichetta Senza Base Records), nove poesie di Cesare Pavese vestite di nuova freschezza. Cantore di storie e autore di reading, Giampà aveva già musicato Pavese nel 2021 e ora (con l’album per il momento disponibile su tutte le piattaforme on line) ci riprova con le nove tracce “Terra rossa terra nera”, “Hai viso di pietra scolpita”, “Un paese ci vuole”, “Tu sei come una terra”, “To C. From C.”, “Passerò per piazza di Spagna”, “Tu non sai le colline”, “The night you slept” e “I mattini passano chiari”.

Voce, chitarra e kazoo, Beppe canta Pavese o recita i pensieri dell’antico ragazzo, come in “Un paese ci vuole”, e alcune poesie diventano morbida ballata, altre raffinato e graffiante jazz. Da brividi la voce di Chiara Gallino in “To C. from C.”, di alto livello tutta l’opera dei musicisti che accompagnano Giampà: Manuel Daniele alle chitarre, Marco Genta che cura anche gli arrangiamenti a pianoforte e fisarmonica, Federico De Martino al basso e pianoforte, Italo Colombo all’armonica, Naudy Carbone alle percussioni, cui si aggiungono il violino di Justyna Wasowska e l’altra voce femminile, Claudia Stabile.

Lavoro emozionante, concluso prima dell’emergenza e del lockdown negli studi di Fonderiefoniche ad Asti, adesso si aspetta di sentirlo dal vivo, in una fase 2 che ancora ci lascia orfani dei concerti dal vivo per questa estate al momento, ma è difficile che si tenga senza Beppe e il suo album l’anniversario pavesiano, ad agosto a Santo Stefano Belbo, quel paese dove Cesare nacque per caso e che fu la porta di un mondo che non sapeva capire, per questo ne provava nostalgia e lo fotografava con le sue liriche dure, come terra, come sangue, come una chitarra e un violino.

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