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Buonanotte

Jacob e Pato

Due buone storie. Una è quella di Jacob, che gestisce il chiosco davanti alle Molinette. Lo mandava avanti suo padre, un marocchino immigrato qui tanti anni fa, che con quel baretto rilevato fra mille sacrifici manteneva i cinque figli nati nel frattempo in Italia. Jacob, il primo, lo aiutava fin da adolescente, poi un malore ha ridotto il papà su una sedia a rotelle, tre anni fa, ed è toccato al ragazzo mandare avanti la baracca. Si alza alle 3,30 e alle 4,20 è già operativo, prepara le brioches, traffica, alle 5 apre, e avanti col sorriso fino a sera. Contento del lavoro, contento che papà e mamma siano contenti di lui, che a 19 anni mantiene tutta la famiglia.

L’altra storia è quella del cagnolino Pato, che viveva col suo anziano padrone, in Argentina. Un giorno il vecchio viene ricoverato, lui segue l’ambulanza fino all’ospedale, ma non lo fanno entrare. Lui si pianta lì per giorni, nutrito dal buon cuore dei passanti, aspettando che il padrone esca. Purtroppo il vecchio muore, e il suo fegato viene trapiantato su una giovane. Pato è sempre fuori, indifferente a tutti, finché la giovane, guarita, viene dimessa.

Appena esce, il cane si alza, l’annusa e comincia a farle le feste. Non chiedetemi se ha fiutato le cellule del padrone, o se lo ha ‘visto’ in qualche dimensione tutta sua. È una bella storia. Sono cose che cento anni fa non capitavano solo perché non c’erano marocchini a Torino né trapianti in Argentina, ma ne capitavano altre simili. Il bello e il brutto, il bene e il male fanno l’impasto del mondo, non puoi vedere l’uno senza l’altro a contrasto. Ma fa bene al cuore, ogni tanto, scrivere in bianco sulla lavagna nera.

collino@cronacaqui.it

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