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MA DAI!

IRONIA. Offre lavoro ai disoccupati, denunciato

Si accorge che il 75% degli abitanti percepisce il reddito di cittadinanza e prova a cambiare le loro vite: ora dovrà rispondere di “stalking”

Marco P. è un imprenditore di Vallo della Lucania che aveva un sogno nel cassetto e adesso non ha neppure un cassetto nel quale conservarlo. E’ partito dal nulla, si è laureato all’estero (o almeno così si dice in paese, ma forse era solo andato a Roma o a Milano) ed è rientrato a casa per investire sui prodotti del territorio: chilometro zero, ecosostenibilità. Così ha aperto un’attività inizialmente familiare, cioè lui e la mamma, e poi, grazie ai fondi del Pnrr, si è deciso finalmente di fare il grande passo: dare lavoro agli abitanti della sua città. Ha cominciato a chiedere in giro e dopo un censimento accurato si è accorto che il 75% dei cittadini, equamente divisi tra uomini e donne, percepisce il reddito di cittadinanza, alle prese con le difficoltà comuni a tutto il Mezzogiorno nel poter svolgere una professione adeguata al proprio percorso di studi. A quel punto Marco non ha avuto dubbi e ha svolto delle vere e proprie selezioni, propedeutiche alla ricerca di seguenti figure: sales manager, sales assistant, store manager, security specialist, e-commerce manager. L’intento era chiaro: allargare gli orizzonti, spostare il raggio d’azione anche verso l’export, senza perdere di vista il carattere territoriale della propria attività. Ma voleva solo persone preparate e ha optato per prove durissime, affidandosi a esperti di selezione del personale. Una, due, tre, quattro, cinque colloqui in presenza, tre call di gruppo e infine avrebbe scelto regalando loro un contratto regolare, con una ral di almeno 30mila euro per 35 ore settimanali. Al secondo colloquio tutti i candidati hanno cominciato a sclerare: “Ma questo cose vuole? Io sono già laureato, basta colloqui! Per due spiccoli poi. E che roba è il sales manager?!”. Quando Marco ha insistito, telefonando di persona a ciascuno dei 400 inizialmente interessati, è scattata la class action: “Adesso gliela insegniamo noi una parola in inglese: questo è stalking!”. E Marco, costretto a pagare l’avvocato, ha chiuso l’attività e venduto la casa: ora vive vicino al tribunale.

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