emma becker la maison
Libri
IL ROMANZO SCANDALO

«Io, la scrittrice prodigio: vi racconto i miei due anni in un bordello di Berlino»

L’esperienza autentica di Emma Becker

«Dovrei conservare questo copriletto come una miniatura medievale, stendendolo solo quando è proprio necessario Nel caos della mia mente, ero sicura che portandolo con me la Casa non avrebbe chiuso e che all’ultimo momento qualcosa o qualcuno ci avrebbe salvato, che ci sarebbero state altre carabattole da odiare e adorare e che, anche se fosse stata chiusa, sarebbe rinata di sicuro altrove. Vista la quantità di cose con cui avevo riempito il mio appartamento, il ricordo della Casa non si sarebbe cancellato, non poteva cancellarsi. Ma gli oggetti hanno una maniera molto tenera, molto discreta di ambientarsi».

La Casa è un bordello per clienti molto borghesi nel cuore di Berlino. E questo libro è il racconto, vero – verosimile? – di una giovane donna, Justine, che ha lavorato al suo interno, tra gli incontri a pagamento, i riti del bordello, le altre donne, i segni che restano nell’anima e nell’esistenza. Ma ciò che contraddistingue tutto questo è che la donna è la scrittrice stessa: non una prostituta o una squillo che diventa scrittrice, ma una scrittrice che si cala in un quello che sarebbe superficiale definire un inferno personale, semplicemente in una dimensione da studiare, indagare, portandone i segni addosso, facendosi letteratura, la scrittrice diventa il suo libro.

Lei è Emma Becker, ha trentatre anni e il suo vero nome è Emma Durand. Appassionata di Louis Calaferte, Henry Miller e Vladimir Nabokov. Ha studiato letteratura all’università parigina della Sorbona, dedicandosi fin da subito alla scrittura. Dieci anni fa in Francia è uscito il suo primo romanzo, “Mr”, in italiano tradotto come “Monsieur”, storia del rapporto morboso di una giovane donna con un uomo molto più maturo di lei. Ovvio che questo titolo è stato un caso editoriale, almeno in Francia.

A venticinque anni, Emma, troncata una relazione che non reggeva, ha deciso di lasciare la Francia e trasferirsi a Berlino, «perché sono una vigliacca, perché non vedevo altro modo di fargli capire che eravamo senza speranze». Momento di crisi, di sconforto, per lei che ha «ucciso» il suo uomo, e «mi sono concentrata a uccidere tutti quelli che amo, a poco a poco». E in una notte di brina, forse nasce l’intuizione. A Berlino la prostituzione, come in altri luoghi d’Europa, è regolamentata e assolutamente legale. «Mi sono sempre chiesta come sia la vita di quelle donne che scelgono di vendere il proprio corpo, se provino piacere, se sappiano convivere con la condizione di emarginate che riserva loro la società e quali siano i rapporti di potere che si instaurano con uomini disposti a pagare per provare piacere».

Eccola quindi che entra nella Casa, assume il nome d’arte di Justine, esplicito riferimento al marchese De Sade, e qui resta per due anni, lavorando come prostituta di quello che viene definito «un bordello con l’anima», gestito da una tenutaria ben poco padronale, che lascia alle sue collaboratrice la libertà di scegliere i propri ritmi, di scegliere se servire o meno un cliente.

Il risultato di quella esperienza è “La Maison” (Longanesi, 19 euro, traduzione di Maria Laura Vanorio), dove Emma-Justine osserva e racconta la realtà delle sue colleghe, madri, studentesse, addirittura mogli che operano in segreto al bordello non perché senza alternative, ma per una libera scelta. Curiosità, attrazione, compassione e affetto, talvolta di desiderio e amore. «Non gli viene in mente – si legge – che l’eccitazione che provo e che gli mostro è completamente separata dalla mente e dalla carne».

Un romanzo «a suo modo femminista», destinato a far discutere. Per Le Figaro Magazine «evita tutte le trappole: né pietismi, né lezioni di morale. Non elogia la prostituzione e non ne ignora la miseria».

Condividi sui social:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo