Giorgio Camandona in scena dal 16 al 18 novembre
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ALFIERI

«Io, da infermiere a “Peter Pan” grazie all’amore di mio marito»

Giorgio Camandona e Martha Rossi da venerdì nello show musicato da Bennato

Dodici anni di successi e oltre 800.000 mila spettatori che dalle platee dei teatri di tutta Italia sono tornati bambini grazie all’eterno bambino “Peter Pan” dello spettacolo di Maurizio Colombi e, soprattutto, grazie alle musiche di Edoardo Bennato (che tra l’altro, il 17 novembre sarà in concerto al Teatro Colosseo). Brani cult, come “Il rock di Capitan Uncino”, “La fata”, “Viva la mamma” fino a “L’isola che non c’è”, per una storia senza tempo nata dalla mente di James Matthew Barrie papà del romanzo del 1911 conosciuto in tutto il mondo, e che rivivrà, appunto, al Teatro Alfieri di Torino dal 16 al 18 novembre. In scena, nei panni di Wendy, l’ex di “Amici” Martha Rossi e in quelli di Peter Pan il giovane attore e ballerino Giorgio Camandona. Classe 1985, un diploma presso l’Accademia di Musical Mts di Genova, Camandona, attore, ballerino e, all’occasione, come in questo caso, atleta, è un vero animale da palcoscenico che, però, rischiava di finire a fare altro…
«Esatto, fino a undici anni fa facevo l’infermiere a Genova – racconta – studiavo danza, ma tutto avrei pensato tranne che lo spettacolo sarebbe diventato il mio lavoro».
E poi cosa accadde?
«Poi conobbi Mauro Simone regista e attore, ci innamorammo e lui vide in me anche doti che fino ad allora non avevo osato sfruttare. Mi iscrissi in accademia e adesso eccomi qui».
La forza dell’amore?
«Esatto, e oggi siamo anche sposati, da due anni esattamente».
Ma, torniamo a “Peter Pan”, cosa rappresenta per lei?
«Rappresenta una prova molto importante dove oltre a ballare, cantare, recitare, devo addirittura volare… Le prove sono state molto intense e pensi che per tutto il primo il tempo recito con sotto il costume un’imbracatura pesante che mi aiuta a volare».
Conosceva bene la storia magica di Peter Pan?
«Le persone stentano a crederlo ma lui è il mio personaggio preferito. Quando ero bambino tutti i miei amici seguivano i super eroi, io invece mi divertivo a leggere il romanzo di questo eterno bambino e i suoi viaggi con Wendy verso l’isola che non c’è. Il mio primo vestito di carnevale fu un costume di Peter Pan. E c’è di più, mio papà ascoltava Bennato e mi faceva addormentare cantandomi “La fata”».
Qual è il segreto di questo spettacolo che continua a registrare numeri da capogiro?
«Sicuramente gli effetti speciali con cui ammalia i bambini e le musiche e i linguaggi con cui cattura i più grandi».
Diciamo la verità? Lei si sente un po’ Peter Pan anche nella vita?
«Assolutamente sì, e non è un difetto. Io sono il primo di quattro fratelli e da bambino ho sempre dovuto essere più grande per prendermi cura anche di loro. Oggi che sono cresciuto, amo ritrovare quella spensieratezza e serenità che solo i bambini possiedono e che, le assicuro, non rappresentano assolutamente dei difetti».

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