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Libri
I racconti di Joshua Ferris tra ironia e leggerezza

INVITO A CENA. Uomini fragili e indecisi sull’orlo del precipizio…

Nell’ultimo libro dello scrittore americano si ride e ci si emoziona, forse anche interrogandosi un poco su se stessi e sulla fragilità che fa andare avanti il mondo

Confesso che la prima cosa ad attirarmi di questo libro è stata la copertina: non tanto per l’immagine in sé (una forchetta con tutti i rebbi piegati tranne uno, quello al centro), quanto per l’abbinamento con l’idea stessa di un invito a cena. Avete presente tutti, in fondo, quei momenti ai quali si vorrebbe sfuggire? O quelle scene che abbiamo visto tante volte, con le coppie di amici che si trovano una o due volte l’anno (quasi come certi parenti) ma il tutto assume l’obbligo e la portata di un avvenimento sociale. Così capita al protagonista di uno dei racconti di Joshua Ferris, proprio quello che dà il titolo al libro “Invito a cena” (Neri Pozza, 17 euro): per tutto il pomeriggio e la prima parte della serata, continuando a riempirsi il bicchiere di vino, non fa altro che andare su e giù dalla cucina criticando la moglie per le sue amicizie, per quei due amici nello specifico: progetta vari modi di insultarli, umiliarli, metterli in imbarazzo, forse anche aggredirli. Poi però gli ospiti non arrivano. Quando va a casa loro, scopre che avevano dato una festa alla quale lui non era certo invitato, perché l’hanno sempre detestato. Una liberazione? Macché, in realtà un intero mondo che va in frantumi, perché quella era una delle certezze su cui si costruisce una certa routine. Suona strano, quindi, che nel momento in cui torna a casa la moglie prepari una valigia, giusto per chiarire anche il loro matrimonio se ne stava andando a male come tutta la carne che, pensata per essere servita a cena, è rimasta invece sul tagliere della cucina? Da “Neri Pozza”, che ha pubblicato tutti i titoli dello scrittore americano, parlano della «fragilità della condizione maschile odierna», sviscerata e analizzata dalle scienze mediche e sociali, ma che solo nella narrativa può trovare una vera rappresentazione. Soprattutto quando la penna del narratore sa mantenersi sospeso tra sarcasmo, ironia, osservazione minuziosa, dramma e commedia. Se nei libri passati Ferris aveva parlato di uomini ossessionati da energiche boss donne nei luoghi di lavoro, di affermati professionisti in fuga dal matrimonio, stavolta analizza la fragilità di uomini comuni a confronto diretto con l’altro sesso: una assenza-presenza in taluni casi. Come per il pensionato rimasto vedovo, proprio poco tempo dopo il trasferimento in Florida, che piomba nel gorgo dell’ipocondria, nelle telefonate lamentose a figli e nipoti, nella trasgressione (in barba al medico) di una megapizza e una bottiglia da due litri di Sprite. Finché, ma guarda un po’ che razza di regalo, alla porta bussa una escort. Non proseguo oltre perché non potreste indovinare il seguito. E poi imperdibile l’odissea di un professionista di Cleveland in uno sfiancante tour per Praga, con la minaccia finale di un “golem”. Fatto sta che in tutti gli undici racconti si ride e ci si emoziona, forse anche interrogandosi un poco su se stessi e sulla fragilità che fa andare avanti il mondo.

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