Torino, shopping con la carta di credito aziendale: spunta anche il danno d'immagine per l'ex manager del Gtt cui non è bastato restituire i soldi
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LA DECISIONE DELLA CORTE DEI CONTI

Intascò 1,7 milioni dalle casse dell’Arma, condannato maresciallo dei carabinieri

Gli ammanchi riguardano, in gran parte, le somme che la Legione Piemonte e Valle d’Aosta riceveva a titolo di indennizzo quando i mezzi della Benemerita venivano coinvolti in incidenti senza però avere colpe

In nove anni aveva sottratto un milione e 700 mila euro dai conti dell’Arma. Di questa accusa ha dovuto rispondere un maresciallo dei carabinieri già responsabile dell’Ufficio cassa della Legione Piemonte e Valle d’Aosta, che ora è stato condannato dalla Corte dei conti di Torino a versare al Ministero della Difesa 267 mila euro per il danno patrimoniale e un milione per danno all’immagine.

ERA STATO CONDANNATO A 4 ANNI DALLA CORTE MILITARE
Nel 2014 la Corte d’appello militare aveva inflitto al carabiniere quattro anni e sei mesi di carcere per peculato; in seguito era arrivata la degradazione. La vicenda emerse nel 2011 dopo un’ispezione sulla contabilità del reparto. Gli ammanchi riguardavano, in gran parte, le somme che la Legione Piemonte e Valle d’Aosta riceveva a titolo di indennizzo quando i mezzi degli appartenenti all’Arma venivano coinvolti in incidenti stradali senza però avere delle colpe.

INCASSAVA GLI ASSEGNI E NON LI VERSAVA
Il sottufficiale aveva il compito di versare il denaro alla Banca d’Italia, ottenendo in cambio una quietanza da inserire nelle singole pratiche. Il controllo, però, evidenziò l’assenza di numerosi documenti, e il sottufficiale ammise di non averli inclusi perché si era appropriato delle somme: incassava gli assegni in una filiale di Torino della Banca nazionale del Lavoro e poi, anziché andare alla Banca d’Italia, tratteneva i contanti.

L’IMPUTATO GODEVA DI FIDUCIA
“Le regole – si legge nella sentenza del processo penale – avrebbero richiesto la presenza di altro personale, ma la fiducia di cui l’imputato era circondato ha fatto sì che egli sia stato capace di ottenere i pagamenti presentandosi da solo allo sportello”. L’Avvocatura dello Stato attivò una causa alla Banca nazionale del Lavoro per “violazione degli obblighi contrattuali” ottenendo, dopo una transazione, un indennizzo di un milione e quattrocentomila euro. I 267 mila euro che il maresciallo dovrà pagare al ministero si riferiscono così solo a una serie di bonifici che aveva percepito ma non versato, e ad alcuni ammanchi dalla cassa di riserva.

 

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