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IL VERDETTO

«Insultava allievi stranieri», il prof non sarà processato

Era accusato di aver detto «cinese» e «marocchino di m…»

Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina. Questo era il reato ipotizzato dalla nostra Procura, con il sostituto Mario Bendoni, a carico di un insegnante di Educazione Tecnica della media Pacinotti che si sarebbe rivolto a due alunni stranieri chiamandoli «cinese» e «marocchino di merda». Una fattispecie per la quale il codice prevede una pena massima di sei mesi di reclusione. Nel corso dell’udienza preliminare di ieri, però, il colpo di scena: il gup Luca Fidelio ha infatti decretato il non luogo a procedere a carico dell’insegnante. E questo perché le contestazioni mosse dal pm non ricadrebbero nell’abuso dei mezzi di correzione ma nell’ingiuria, che per quanto aggravata dalla discriminazione razziale è oggi punita con una sanzione pecuniaria.

«Si tratta di una questione innanzitutto tecnica, ma il giudice non poteva pronunciare una sentenza diversa» commenta con soddisfazione il difensore del docente, l’avvocato Fabrizio Bonfante. «L’abuso dei mezzi di correzione – sottolinea il legale – sottintende il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente del minore. Condizione che in questa vicenda non si è concretizzata. Eventualmente si era di fronte a un caso di ingiurie, detto che il mio assistito ha sempre negato di aver insultato gli studenti. Se li ha chiamati “marocchino” o “cinese” è solo perché non si ricordava il loro nome di battesimo. E comunque aveva già dimostrato il proprio dispiacere per aver pronunciato quelle parole».

A segnalare il caso alla dirigente della “Pacinotti”, la professoressa Maria Grazia Di Clemente, era stata una lettera firmata da una rappresentante di classe. «Per rimproverare un ragazzino di seconda media – si legge – lo ha chiamato “cinese di merda”. Capisco il rimprovero, capisco la fatica di avere di fronte una classe difficile, ma l’insulto razzista no. Molti ragazzini hanno raccontato il fatto una volta tornati a casa, tanti erano sconvolti ed è per questo che ho deciso di segnalare il fatto in accordo con gli altri genitori». La missiva era arrivata anche all’ufficio scolastico regionale, e la scuola stessa ha poi segnalato il caso alla Procura, che ha aperto un fascicolo. Inchiesta che secondo il gup, però, non merita di arrivare in dibattimento. «Ma sulla conseguenze fisiche o morali delle parole del professore – ribatte l’avvocato di parte civile, Davide Vettorello – non sono stati condotti accertamenti in sede di indagine. Ne avremmo potuto discutere in dibattimento, ma il giudice è stato di parere contrario pur riconoscendo la gravità del gesto». «Una reazione forse sbagliata – commenta l’avvocato Bondante -, ma il mio assistito è una brava persona che si è trovata a insegnare in una classe complicatissima e che forse non era in grado di gestire».

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