assedio sarajevo
Amarcord
5 APRILE 1992

Inizia l’assedio di Sarajevo, un dramma terminato nel ‘96

La guerra di Bosnia fu la più cruenta di quelle che devastarono la Jugoslavia

Tutti noi siamo giustamente costernati di fronte alla guerra in Ucraina. Ci viene spesso ripetuto che si tratta della prima guerra sul suolo europeo dopo molti anni, quasi dimenticando però la drammatica guerra di Jugoslavia, che avvenne proprio alle porte dell’Italia, e che fu un evento di notevoli dimensioni, una tragedia che costò migliaia di vite. A tal proposito c’è una particolare ricorrenza: trent’anni fa, il 5 aprile 1992, iniziava l’assedio di Sarajevo. Il parlamento della Bosnia ed Erzegovina, dopo essere stato colpito dalle bombe, arse elevando nel cielo una densa colonna di fumo nero che divenne uno dei simboli di questo assedio, il più lungo della storia moderna in Europa (durò dal 1992 al 1996). La guerra di Bosnia fu la più cruenta di quelle che devastarono la Jugoslavia dopo la caduta del regime comunista; come noto, la Jugoslavia, di suo, era una costruzione artificiale, uno stato creato attaccando dei pezzi di territorio alla Serbia, ma che non aveva alcuna tradizione né storica né politica. Dentro questo stato-contenitore erano confluiti serbi, macedoni, montenegrini, bosniaci, croati e sloveni, insieme ad altre minoranze (come quella italiana dell’Istria e della Dalmazia). Finché a Belgrado ci fu un governo solido, la Jugoslavia rimase in piedi; poi, con la caduta del muro di Berlino, anche nei Balcani finì il regno del comunismo e la Jugoslavia si sfasciò. Il rafforzamento dei nazionalismi interni portò alla guerra di Bosnia, regione che di fatto ha iniziato ad esistere sotto l’amministrazione austro-ungarica, ma che aveva diverse componenti etniche e religiose. A proposito di austro-ungarici: proprio in Bosnia, a Sarajevo, fu ammazzato l’erede al trono dell’impero, quel Francesco Ferdinando che si studia sui libri di scuola, la cui brutale uccisione fu l’origine della prima guerra mondiale. La Bosnia Erzegovina era dunque una terra difficile. Un territorio multietnico e multireligioso, crocevia di cattolicesimo, ortodossia e islam, che da quel maledetto aprile 1992 fu dilaniato da una guerra tragica. La città di Sarajevo fu assediata da parte dei nazionalisti serbi dopo che un referendum, due giorni prima, aveva sancito l’indi – pendenza della repubblica. Circa il 60 per cento dei civili della città perse la vita. Vennero persi alcuni monumenti storici, come il ponte vecchio della città poi ricostruito dopo la guerra, e ancora oggi Sarajevo reca evidenti i segni devastanti del conflitto. I muri di molti edifici sono ancora sforacchiati dalle pallottole, evidenti “buchi” tra un palazzo e l’altro lasciano immaginare che lì, prima, doveva esserci una casa che oggi non c’è più. E pensare che la città aveva anche ospitato le olimpiadi invernali del 1984 e che si trovava in una situazione di forte crescita economica. La memoria del conflitto è forte e la tensione nei Balcani si sente ancora, nonostante gli accordi di Dayton.

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