Inferno con mensa e medico

I migranti della Sea Watch e della Sea Eye sono lì, coperti, rifocillati, in acque tranquille (le navi non possono sbarcare a Malta, ma sostano in rada e sono rifornite di medicinali e vettovaglie). Ma per i buonisti il loro è «un inferno», sono «sequestrati in mare». Scene già viste e frasi già sentite per la Diciotti e la Aquarius. Salvini non è il solo a dir di no. Tutti gli altri stati europei rifiutano quegli emigranti «a meno che si pervenga a una spartizione ecc. ecc.» cioè mai. E l’irremovibilità di Salvini non blocca l’invasione. Si è ridotta di molto, passando dai prevedibili 120mila arrivi a 20mila, ma quelli son pur sempre riusciti ad arrivare, via mare o via terra, e sono una piccola città. La falla è tutt’altro che chiusa. L’unica sarebbe di smetterla con l’ipocrisia del diritto internazionale che vieta di sbarcare i profughi in porti “non sicuri”. I porti libici sono sicuri, tanto che solo in questo mese di gennaio vi sbarcheranno 12 navi da carico italiane (fonte InforMare). L’aeroporto di Tripoli funziona. L’Italia ha lì un’ambasciata e un consolato generale. Ma poi, Libia a parte, ci sono altre nazioni nella sponda sud del mediterraneo con cui fare accordi per sbarcare i migranti. La verità è che loro non ci vogliono tornare, in Africa. Vogliono l’Europa e siccome è chiusa “si accontentano” dell’Italia. Ma non parlategli di tornare indietro. Ci sono milioni di migranti pronti a venire in Italia dall’Africa e dall’Asia. Se iniziassero a veder tornare indietro scornata un po’ di gente, magari cambierebbero idea. Invece, per ogni sbarcato, dieci suoi compaesani si mettono in viaggio. E se li lasciamo venire, fra 30 anni sarà guerra civile.

collino@cronacaqui.it

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